domenica 4 dicembre 2011

La deresponsabilizzazione di chi ci ha condotti allo sfascio




Quando un sindaco perde la sua maggioranza in consiglio comunale o si dimette per altri motivi la prefettura competente nomina un commissario che svolgerà le funzioni di ordinaria amministrazione fino alle successive elezioni. Nelle bagattelle comunali spesso le motivazioni per cui un sindaco cade sono molto prosaiche e lontane anni luce da problematiche politiche che interessano la collettività: salvo rari casi in cui il commissariamento avviene per condizionamenti esterni all'attività del consiglio.
Ho la sensazione che sia accaduto lo stesso in questi mesi al nostro governo nazionale: a togliere le castagne dal fuoco ad una classe politica insignificante sul piano dello spessore e dei contenuti, a risolvere un impasse in cui tutti erano caduti sul piano istituzionale affaccendati in altre cose che non fossero gli interessi del paese, alla fine hanno tacitamente convenuto che fosse meglio sbolognare la patata bollente ad altri. Come è accaduto tempo addietro per il Governo Amato che tutti i pensionati di circa 70anni ricordano per essere stato quello che li ha costretti ad attendere altri due anni per raggiungere l'agognato traguardo, così accadrà per Monti.
Al professore (un altro professore, non bastava Prodi?) toccherà mettere le mani nelle tasche dei cittadini con una manovra che cresce di entità di giorno in giorno, sotto la schiavitù psicologica di Francia e Germania che fanno la voce grossa sparandosi posa da grandeur e che invece hanno il concreto timore di seguire a ruota (e neppure tanto tardi) i paesi che oggi sono a rischio default. L'unico motivo per cui Monti ha un suo valore, a mio modesto avviso, è la possibilità di giocarsi la sua esperienza in campo economico nel dibattito con gli altri leader europei (che sul tema sono al palo più o meno come i nostri politici, per cui alla fine che la sa più lunga rischia di gestire il gioco). Sul piano delle scelte, sinceramente, non vedo soluzioni nuove e, ad onor del vero, non era possibile aspettarsene dal momento che pochi sono gli elementi su cui si può intervenire. C'è da dire che su alcuni di essi non si metteranno le mani perché a votare i provvedimenti dovrà essere il parlamento, quindi difficilmente passerebbero provvedimenti che ledono i diritti acquisiti di professionisti dei palazzi che puntano a vitalizi ricchi e assicurati. Come se le pensioni e i contributi, il lavoro quotidiano dei dipendenti e delle piccole e medie imprese non fossero diritti acquisiti.
La verità, triste se vogliamo, è che - come dicono gli anziani che la sanno lunga - nessuno è interessato al bene comune, sono tutti molto più preoccupati della propria parabola personale nel panorama politico: per questo motivo non ci saranno grosse novità, i provvedimenti saranno esattamente gli stessi di 10 anni fa e le operazioni di facciata come il passaggio al sistema contributivo per i vitalizi dei parlamentari non servono neppure a salvare le apparenze.
Il principio del buon esempio non esiste, non ci dobbiamo stupire e non voglio dire che decurtare il vitalizio di 1000 parlamentare sia la panacea per i mali, seppure qualche milione di euro l'anno sia possibile recuperarlo anche da li (soprattutto se nel calderone delle revisioni si cominciano a mettere le mani nelle tasche di chi percepisce migliaia di euro e li beccherà vita natural durante. E per chi fa il parlamentare la vita, grazie a Dio, è abbastanza lunga. Ciascun parlamentare che ha cominciato ad intascare il suo vitalizio a 46 anni e lo percepisce per i 30 anni successivi costa un milione di euro ai bilanci dello stato a fronte di un investimento (per i contributi figurativi) di circa 60mila euro.
Non dico che prendere il 10% da questi vitalizi salverebbe i bilanci dello stato ma quanto meno renderebbe meno immorale la vita di chi, alla faccia di lavoratori che per 40 anni hanno lavorato per una pensione che sfiora i mille euro/mese, si crogiola del suo vitalizio e del fatto (giuro l'ho sentito dire davvero ad un ex parlamentare intervistato in tv) è giusto che un rappresentante istituzionale conservi un dignitoso tenore di vita anche dopo il mandato. Lavorare no?
A questi personaggi (per carità non tutti, qualcuno che non ha preso l'aria della masseria c'è ancora ma più restano a Roma e più aumenta il rischio di adeguarsi) i mercati internazionali, la Merkel e Sarkozy hanno dato l'alibi per defilarsi e passare la palla per fare esplodere la situazione in mano ad altri e ripresentarsi alle prossime elezioni con la faccia immacolata a richiedere il voto.
Come accadde per il Governo amato, così sarà per Monti: il seggio in Senato in aggiunta alle sue molteplici attività professionali in Italia e all'estero è stato il boccone avvelenato con cui gli si è dato l'incarico di fare quello che nessun governo politico (pena la morte elettorale) può fare per poi tornare alla sua vita, avendo incassato come indennizzo per danni "morali e materiali" all'immagine personale lo scranno a Palazzo Madama. Mi sbaglio?

domenica 13 novembre 2011

Dalla mortadella all'alleluia di Handel


La diversità nella forma non cambia, a mio parere, la sostanza. Rispetto alla scelta scenografica del deputato catanese Nino Strano (omen nomen) di stappare spumante e addentare una fetta di mortadella al termine della votazione che sfiduciò il governo Prodi (a seguito delle vicissitudini giudiziarie della famiglia Mastella) diventa, nel 2011, il canto liberatorio dell'Alleluia di Handel dinanzi al Quirinale ha soltanto un vestito migliore. Di fatto rimane un sinistro modo di festeggiare la sconfitta non di Berlusconi ma del paese intero.
Ripeto un volta di più di non essere mai stato un suo ammiratore, né tanto meno elettore; ciononostante rimarco un concetto che vedo serpeggiare e che in pochi hanno avuto il coraggio di dire apertamente: la cura è peggio della malattia. L'on. Fabrizio Cicchitto nel suo intervento precedente alla votazione sulla legge di stabilità dello stato lo ha detto chiaramente che la sinistra italiana ha dovuto avere l'aiuto dei mercati finanziari per battere Berlusconi e, questo lo aggiungo io, storicamente i rapporti tra sinistra e finanza hanno sempre portato a tremende catastrofi. Politiche ma non solo.
Dico che la cura è peggio della malattia perché il Governo che si profila all'orizzonte, fatto di tecnici, non sarà mai un governo libero dai condizionamenti dei partiti, anzi. Peggio che nel caso di un governo democraticamente eletto e sostenuto dalla propria maggioranza, rischia di dover elemosinare sostegni ogni volta e di divenire ostaggio di ricatti continui. Fino al momento in cui si sentirà odore di elezioni e tutti scapperanno dal sostegno a Monti, come i topi da una nave che affonda, perché il proprio partito e la propria faccia non siano associati nella mente dell'elettore ad un governo di lacrime e sangue.
Mi sia concesso anche di dire una cosa sui "parenti alla lontana d'oltralpe": il braccio di ferro tra Francia e Germania per diventare i padroni "economici" dell'intera Europa ha determinato la catastrofe in Grecia. Oggi tentano lo stesso gioco con l'Italia? E noi festeggiamo? Non lo condivido.
Su una cosa tutti i commentatori sono in piena sintonia e cioé che la discesa in campo di Berlusconi in qualche maniera abbia modificato radicalmente il rapporto tra politica attiva e passiva. Un elemento talmente chiaro da apparire scontato: eppure non condivido il punto di vista di chi demonizza questo processo esasperandolo sino a ritenere che il presidente dimissionato sia la causa ultima della situazione italiana. Certamente vi ha contribuito, come decine di governi dal dopoguerra in poi.
In una carriera, politica ed imprenditoriale, ha avuto - questo si - la sfiga di vincere le elezioni nel 2008, quando si cominciava a sentire la puzza di bruciato di una situazione internazionale che, inevitabilmente, avrebbe travolto anche il nostro paese.
Facce credibili, soprattutto in quel centrosinistra che oggi vuol apparire diverso e migliore dal berlusconismo, ne vedo davvero pochissime. Soprattutto fa scandalo nella mia testa che si festeggi l'aver concesso che i mercati dettassero la linea politica, i tempi di una crisi, la velocità di concessione di un nuovo mandato a formare il governo. Senza poi contare l'indicazione, quasi da televoto, di una figura come premier a tempo. Paradossalmente il più evidente riflesso dell'età berlusconiana si legge proprio in questa attenzione internazionale (una sorta di Grande Fratello globale con le telecamere nei palazzi delle nostre istituzioni nazionali), filtrata dalle piazze di contrattazione finanziaria, per i passaggi politici del nostro paese. Se non erro nel passato era la politica a prendere decisioni che poi avevano riflessi sui mercati.
In un momento in cui il complesso e fragile castello della finanza internazionale - non dell'economia si badi, perché dell'economia fanno parte anche gli agricoltori che producono beni di consumo primari - ha mostrato tutti i suoi limiti, la verticistica sperequazione a danno dei piccoli in una sorta di legge della giungla, ho la sensazione che ci stiamo prendendo un rischio molto forte. Soprattutto perché, di questo rischio, nessuno si assumerà le conseguenze. Il PDL dirà che c'è stato costretto dai mercati, la Lega dirà che non ha appoggiato Monti, il terzo polo dirà che aveva creduto che fosse per il bene dell'Italia, il PD dirà che l'obiettivo primario era mandare a casa Berlusconi, l'IdV si smarcherà sui provvedimenti che non riterrà coerenti con la propria linea salvo tornare in piazza contro la macelleria sociale e SEL tanto in parlamento non c'era. Alla fine della fiera, credete a me, la colpa sarà degli italiani, anche perché sempre gli italiani dovranno pagare.

martedì 27 settembre 2011

Dal vangelo secondo Terry (De Nicolò)



Come molti anche io mi sono scandalizzato dell'intervista rilasciata da Terry De Nicolò a "L'Ultima Parola". Passare sopra tua madre, fare il business, vendere la bellezza come un bene, stai a casa con 2mila euro al mese se non sei disposto al compromesso. Che poi a molti 2mila euro al mese starebbero più che bene. O no?
Ho sbraitato come molti, ho cercato appigli morali e materiali per contrastare questo pensiero che reputo abominevole.
Eppure mi sono sentito un po' ipocrita a pensare che le parole della escort fossero fuori dalla realtà, che a pronunciarle fosse una persona avulsa dal mondo. Certo, mostra di non avere aderenza con le cose dei poveri mortali ritenendo che 2mila euro al mese fossero il minimo sindacale per mille giorni da pecora.
Tuttavia chi può negare che nel nostro paese, ma non soltanto, il mondo del potere giri a quel modo? Chi può venirci a dire che il valore estetico (qualcuno poi spiego alla fanciulla il concetto di esteta che nulla a che fare con festini e palpeggiamenti vari) non rappresentino da sempre una merce di scambio per arrivare ai posti che contano?
CHe poi non si voglia accettare, che si debba lottare contro questo sistema perverso, noi pecore lo sappiamo. Noi che non cerchiamo giorni da leoni, che ci accontentiamo di essere pecore, di lavorare, di stare in famiglia, di farci bastare le cose semplici, piccole, non essendo disposti a passare sopra madri e parentele varie. Ma voler andare contro un sistema non è negarlo, dire che non esiste, dire - peggio - che quel sistema appartiene al Berlusconismo. Pur essendo da sempre un elettore non affine al Silvio nazionale, sono propenso a credere che il ruolo del sultano di Arcore sia stato soltanto quello di alimentare una aspettativa. I soldi e i mezzi hanno alimentato un fuoco che covava sotto la cenere, che ha sempre riscaldato le stanze dei potenti e che dal 1994 in poi ha sciolto tutti i freni inibitori. Questo si.
Però, scusate, non posso condividere l'ipocrisia di chi scaglia le pietre. Perché un po' tutti hanno conosciuto quel sistema, un po' tutti lo hanno sfiorati, decidendo poi di entrarvi oppure no. Ma relegare il quadro descritto dalla escort barese ad una parentesi destrorsa o forzitaliota o pidiellina è riduttivo, oltre che ingiusto.
Pur non azzeccandoci nulla, mi viene in mente l'esempio di tanti affermati professionisti di sinistra che - quando andavo al liceo - spingevano i figli a battersi per la scuola aperta a tutti, per l'università senza il numero chiuso, per l'accesso allo studio per tutti. Partecipavo, come molti, a quegli scioperi per bigiare le lezioni. Ma poi ho visto i figli di quei professionisti sinistrorsi benpensanti iscriversi alle università private, quelle dove le rette annuali corrispondevano al reddito familiare di molti studenti. Allora ho capito che la lotta ideologica era un vestito, come quello da indossare per le occasioni buone, ma la vita è altra cosa. I figli, il loro bene, passano sopra i bei pensieri, le ideologie i principi di uguaglianza e di merito.
E vengo al dunque: a quei benpensanti sinistrorsi chiedo se sia molto diverso mercanteggiare le ideologie che si proclamano ai microfoni dei tg, la morale, la meritocrazia, il bene comune con il futuro di un figlio inetto che deve emergere in quanto proprio figlio? Quale differenza trovare tra questo, tra il passare sopra alle regole e alla morale, pur di assicurare al proprio pupillo un fulgido futuro ed il passare sopra la propria madre?
I compromessi sono compromessi, grandi o piccoli che siano alzano la soglia di tolleranza della nostra personale visione della realtà, ma rimangono comunque l'anticamera del limbo, il presupposto di una novella, quella della escort barese, contro cui tutti si sono accaniti, senza pensare che, alla fine, per quanto gretto e crudo, il suo racconto abbia portato alla luce molti scheletri. O forse l'accanimento nasce proprio da questo?