Clandestini su ordinazione...

«Auspico - ha detto Benedetto XVI recentemente - che le relazioni tra popolazioni migranti e popolazioni locali avvengano nello spirito di quell'alta civiltà morale che è frutto dei valori spirituali e culturali di ogni popolo e Paese. E chi preposto alla sicurezza e all'accoglienza sappia far uso dei mezzi atti a garantire i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza e incontro tra i popoli».
Credo fermamente che a livello teorico tutto ciò rappresenti la sintesi ideale di un processo che nella sostenza delle cose è lontano dal realizzarsi. L'Italiano per sua natura non è uno che si presta molto ad aprirsi, ma tutto sommato sino al punto in cui non lo tocchi direttamente tira a campare. L'effetto che si sta verificando, da cassa di risonanza, sulla questione della sicurezza e dell'immigrazione ci fa sentire frasi che mai avremmo creduto di sentire.
Non giustifico le ingiurie e l'ignominia delle affermzioni razziste: ma ad un certo punto credo che manchi la consapevolezza di alcuni dati. In primo luogo credo che per la stragfrande maggioranza degli italiani, il razzismo non c'azzecca nulla. Ritengo importante invece considerare l'effento insicurezza, instabilità e ignoranza. Sono tre elementi che mescolati insieme danno un cocktail pericolosissimo.
Per questo credo che l'appello del Santo Padre, cattolico ed ecumenico fino al midollo, come pure le disparate frasi ascoltate a destra e a manca, siano carenti di un elemento: la chiarezza di un obiettivo, l'individuazione di una serie di step intermeti per cui attraverso la soluzione di problemi contingenti si possa dare all'italiano medio una stabilità personale che gli permetta di non reputare il nuovo come una minaccia.
Chi viene in Italia da clandestino ha tre opportunità: una vita da emarginato, con alterne vicende di fame ed espedienti; la delinquenza, o, infine la possibilità di lavorare e regolarizzare la propria posizione. La terze delle opzioni presentate è la meno frequente purtroppo. Questo determina un concetto: non si può entrare in un paese senza avere degli obiettivi precisi. Chi lo fa, a prescindere dalle motivazioni non può essere accolto se non attraverso un sistema di assorbimento progressivo in assenza del quale non si può restare da ospiti sul territorio.
Infine, l'amor patrio, non può farmi considerare una cosa: che la clandestinità e l'irregolarità sono aspetti connaturati con la storia recente del nostro paese. Il lavoro nero, gli aspetti truffaldini del rapporto tra uomini, costituiscono la paglia che alimenta il fuoco dell'instabilità e della clandestinità che confina con la delinquenza.
Per cui mi chiedo quanti clandestini arrivano in Italia su ordinazione? Della malavita o di imprenditori privi di coscienza che utilizzano il materiale umano come la calce per i muri...
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