Crociate e vittimismi: politica e talari.
Mah, non vorrei davvero sembrare ripetitivo. Ci sono tre eventi che mi frullano nella mente in questi giorni. Due collegati tra loro ed un terzo che, pur non direttamente collegato, si avvicina e si confonde con i primi due: le dimissioni di Mastella, la crisi del governo Prodi e la questione del Papa Day. Un fritto misto niente male, direbe qualcuno. Ma sarei tentato di dimostrare a me stesso che sono le facce della stessa medaglia di una società, di uno stato, di una classe dirigente (politica ma non solo) avvezza all’ipocrisia da mercante.
Parto col dire che le dimissioni da Ministro della Giustizia erano l’unico atto di buonsenso che ci si sarebbe aspettato da un esponente istituzionale di quel rango che la pensa così del sistema che è chiamato ad amministrare. Non posso essere il ministro della Giustizia se credo che i magistrati siano il nemico, che i giudici siano lo strumento politico censorio di una classe, di una casta che grida allo scandalo quando viene messa sul banco degli imputati e che tutta l’Italia avverte come causa stessa del male italico. Non mi sento di dire bravo a Mastella per essersi dimesso. Non mi sento di dire bravo o peccato. Mi sento di dire invece che non è per nulla simile ai poveri cristi che si trovano invischiati nei meandri della giustizia italiana: per niente. Non lo è la sua storia personale, il suo backgrround politico, il suo conto in banca, il suo bagaglio relazionale. L’appello al buonismo popolare onestamente lo trovo rivoltante. Spero di non essere l’unico.
Della crisi, per quello che mi è dato conoscere vorrei dire una cosa: Prodi ha incocciato contro una chimera. Che Mastella possa/voglia ritornare a fare il ministro della Giustizia nel suo governo. Credo che non abbia compreso quanto avanti sia Mastella e dove voglia arrivare in tempi relativamente rapidi. Quanto questa operazione ritardi i tempi della restituzione al cittadino del diritto costituzionale di votare il proprio rappresentante in Parlamento, direttamente e senza il filtro deviante delle segreterie di partito. Credo che il presidente Prodi non si renda conto di quanto inopportuno sia che uno che ha detto quello che Mastella ha detto in parlamento, torni a fare il Ministro della Giustizia. Un interim a tempo va bene, purché quel tempo non sia l’attesa di un rientro di Mastella, bensì la rivalutazione di una politica della giustizia sulla quale pesano provvedimenti come l’indulto salva-colletti-bianchi.
Infine l’ipocrisia di questa nostra nazione, di questa classe dirigente, non solo politica, ma anche amministrativa, economica e spesso anche religiosa, quando gli uomini di fede si mischiano con i sofismi della politica, ci porta alla piazza San Pietro della scorsa domenica. Quella in cui gente come Mastella, Casini, Gasparri e via cianciando, hanno sentito la necessità di portare un messaggio al Papa. E per buona misura di apparire in tutti i tg della giornata.
Sono cattolico dalla nascita, e non credo che potrei non esserlo, ma mi chiedo spesso dove finisca il magistero e dove inizi la volontà di alcuni prelati – non dell’istituzione, né della religione, né dell Chiesa con la “C” grande – di fare politica per buona misura. Penso che se anche gente moderata e preparata come Mons. Fisichella sente la necessità di una chiamata alle armi in piazza allora qualcosa davvero non va. Rispetto le opinioni di tutti ma ho la sensazione che i politici come gli altri prelati, o i “preti a progetto”, come li chiamo io, non abbiano ben chiaro il senso di una tendenza della nostra società egoistica se vogliamo, ma anche legata al principio di sopravvivenza. L’uomo è un animale, non si può non accettarlo. In quanto animale ha un istinto di sopravvivenza che si acuisce man mano che le difficoltà aumente. Homo homini lupus. Mai e in nessuna occasione tre parole hanno sintetizzato meglio un concetto.
Perché ci si disinteressa della politica? Quella attiva? Perché essa non risolve i problemi della gente comune, ma restringe il tutto alla casta dei politici che se la cantano e se la suonano, sia in contenuti che in termini. Contrariamente a quanto Mastella e Company sostengono, l’uomo della strada (che non vive in strada ma ha i suoi sani costi di abitazione) percepisce i politici come privilegiati approfittatori. Infine stessa disaffezione e stessa logica direi possa essere applicata alla chiesa. Non mi sono sbagliato. Lo scrivo con la minuscola perché nelle beghe e nei sofismi della politica essa perde, per opera di alcuni “illuminati” con la talare, il carisma ecclesiale e diventa pari tra pari.
Per fortuna alcuni volti, alcune esperienze, alcuni preti – guardacaso spesso non visti e non conosciuti dalle alte gerarchie – mi rinfrancano. Tonino Bello, Giovanni Bosco, don Milani…qualcuno conosciuto di persona…
Concordo con Dino Boffo, direttore di Avvenire: “niente crociate, niente vittimismi”. Palla al centro.
Parto col dire che le dimissioni da Ministro della Giustizia erano l’unico atto di buonsenso che ci si sarebbe aspettato da un esponente istituzionale di quel rango che la pensa così del sistema che è chiamato ad amministrare. Non posso essere il ministro della Giustizia se credo che i magistrati siano il nemico, che i giudici siano lo strumento politico censorio di una classe, di una casta che grida allo scandalo quando viene messa sul banco degli imputati e che tutta l’Italia avverte come causa stessa del male italico. Non mi sento di dire bravo a Mastella per essersi dimesso. Non mi sento di dire bravo o peccato. Mi sento di dire invece che non è per nulla simile ai poveri cristi che si trovano invischiati nei meandri della giustizia italiana: per niente. Non lo è la sua storia personale, il suo backgrround politico, il suo conto in banca, il suo bagaglio relazionale. L’appello al buonismo popolare onestamente lo trovo rivoltante. Spero di non essere l’unico.
Della crisi, per quello che mi è dato conoscere vorrei dire una cosa: Prodi ha incocciato contro una chimera. Che Mastella possa/voglia ritornare a fare il ministro della Giustizia nel suo governo. Credo che non abbia compreso quanto avanti sia Mastella e dove voglia arrivare in tempi relativamente rapidi. Quanto questa operazione ritardi i tempi della restituzione al cittadino del diritto costituzionale di votare il proprio rappresentante in Parlamento, direttamente e senza il filtro deviante delle segreterie di partito. Credo che il presidente Prodi non si renda conto di quanto inopportuno sia che uno che ha detto quello che Mastella ha detto in parlamento, torni a fare il Ministro della Giustizia. Un interim a tempo va bene, purché quel tempo non sia l’attesa di un rientro di Mastella, bensì la rivalutazione di una politica della giustizia sulla quale pesano provvedimenti come l’indulto salva-colletti-bianchi.
Infine l’ipocrisia di questa nostra nazione, di questa classe dirigente, non solo politica, ma anche amministrativa, economica e spesso anche religiosa, quando gli uomini di fede si mischiano con i sofismi della politica, ci porta alla piazza San Pietro della scorsa domenica. Quella in cui gente come Mastella, Casini, Gasparri e via cianciando, hanno sentito la necessità di portare un messaggio al Papa. E per buona misura di apparire in tutti i tg della giornata.
Sono cattolico dalla nascita, e non credo che potrei non esserlo, ma mi chiedo spesso dove finisca il magistero e dove inizi la volontà di alcuni prelati – non dell’istituzione, né della religione, né dell Chiesa con la “C” grande – di fare politica per buona misura. Penso che se anche gente moderata e preparata come Mons. Fisichella sente la necessità di una chiamata alle armi in piazza allora qualcosa davvero non va. Rispetto le opinioni di tutti ma ho la sensazione che i politici come gli altri prelati, o i “preti a progetto”, come li chiamo io, non abbiano ben chiaro il senso di una tendenza della nostra società egoistica se vogliamo, ma anche legata al principio di sopravvivenza. L’uomo è un animale, non si può non accettarlo. In quanto animale ha un istinto di sopravvivenza che si acuisce man mano che le difficoltà aumente. Homo homini lupus. Mai e in nessuna occasione tre parole hanno sintetizzato meglio un concetto.
Perché ci si disinteressa della politica? Quella attiva? Perché essa non risolve i problemi della gente comune, ma restringe il tutto alla casta dei politici che se la cantano e se la suonano, sia in contenuti che in termini. Contrariamente a quanto Mastella e Company sostengono, l’uomo della strada (che non vive in strada ma ha i suoi sani costi di abitazione) percepisce i politici come privilegiati approfittatori. Infine stessa disaffezione e stessa logica direi possa essere applicata alla chiesa. Non mi sono sbagliato. Lo scrivo con la minuscola perché nelle beghe e nei sofismi della politica essa perde, per opera di alcuni “illuminati” con la talare, il carisma ecclesiale e diventa pari tra pari.
Per fortuna alcuni volti, alcune esperienze, alcuni preti – guardacaso spesso non visti e non conosciuti dalle alte gerarchie – mi rinfrancano. Tonino Bello, Giovanni Bosco, don Milani…qualcuno conosciuto di persona…
Concordo con Dino Boffo, direttore di Avvenire: “niente crociate, niente vittimismi”. Palla al centro.
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