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Visualizzazione dei post da febbraio, 2008

Ho scoperto di essere stupido come Forrest Gump.

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Siamo tutti stupidi. Mal comune mezzo gaudio, tanto più che - come qualcuno diceva tempo fa - "contro la stupidità lottano invano anche gli dei", per cui tanto vale farsene una ragione e conviverci. La fonte della notizia che ha sconvolto la mia esistenza è il mensile Focus che recentemente ha pubblicato una ricerca sul tema della stupidità, ergendolo a minimo comun denominatore della razza umana. Devo dire che tutto sommato mi è andata bene, anche se onestamente trovo molto più simpatica la stupidità di Homer Simpson. Altro prototipo secondo l'articolo del mensile di divulgazione. Gli altri prototipi, manco a dirlo.... Mister Bean e Ugo Fantozzi. Quattro nomi che, nel sentire comune, rappresentano 4 diversi modelli di stupidità: quella ingenua (Gump, appunto), quella pigra (il personaggio di Springfield), quella orgogliosa di Mr. Bean e quella arrendevole di Fantozzi. Che dire, ci fa sentire tutti un po' più umani. Sinceramente ho pensato a molti episodi della mia v...

Il tetraplegico nato tre volte scrive la sua vita con i denti.

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Il titolo di questo post è, prima ancora, il titolo di un articolo apparso domenica 3 febbraio su "Il Giornale", scritto da Stefano Lorenzetto per raccontare la storia di Salvatore Conese, 35enne tetraplegico che ha scritto al pc (pigiando i tasti con un bastoncino tenuto tra i denti) la propria storia in un volume dal titolo "il fiore dell'agave". Una pianta suggestiva, da cui si distilla la tequila, che ha delle possenti foglie spinose, che produce un filato di canapa molto resistente e i cui fiori crescono all'estremità di lunghi steli, molto in alto. Una immagine nella mente dell'autore che non voglio avventurarmi a interpretare. La lettura tuttavia delle repliche delle vedove Welby e Coscioni ad una domanda del giornalista del quotidiano, mi hanno stimolato una riflessione. La domanda incriminata era "ha seguito i casi di Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, che hanno chiesto di morire perché non sopportavano la loro infermità?" La sintesi ...

Giornalisti: cinismo e scarsa soddisfazione professionale.

Il Center for Disease Control (cervello pensante della sanità statunitense) ha inserito il lavoro giornalistico al settimo posto ella graduatoria dei lavori stressanti e logoranti. Su un campione di 770 giornalisti intervistati, rappresentativi in quanto ad età, tipologia delle redazioni, esperienza professionale ecc., il 25% dice di voler cambiare professione. Il profilo medio degli intervistati? Guadagno medio attorno ai 48.493 dollari l'anno, età media sui 41,6 anni e 17,8 anni di esperienza nel settore. Autore della ricerca (ripresa in Italia qualche giorno fa dal quotidiano Italia Oggi) Scott Reinardy, cronista con 18 anni di esperienza alle spalle, attualmente (anche lui ha cambiato lavoro) docente di giornalismo alla Ball State University. Particolarmente interessanti le motivazioni che giustificherebbero l’abbandono: salario troppo basso (36%), turni massacranti (27%), stress (19%), vita privata troppo condizionata da un lavoro impegnativo (13%). Insomma i giornalisti che ...

Il complimento è una bugia in abito da sera.

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Una recente ricerca di un istituto inglese ha realizzato una top ten delle frottole più diffuse, delle situazioni più classiche in cui una persona - mediamente sincera – è “costretta” a mentire. La scusa più comune è quella della bugia a fin di bene o della omessa verità per evitare di ferire i sentimenti altrui o peggio di annoiare: a chi non è capitato di rispondere alla domanda “come stai?” fatta da uno che ti incontra per strada, il più leggero e fasullo dei “ sto bene, grazie ”, solo per non annoiare, per non inanellare la serie di motivazioni che avresti in mente per mandarlo al diavolo per la domanda inopportuna. Nello studio WdK, emergono una serie di espressioni che ricorrono nel frasario quotidiano di ciascuno di noi, quasi che il linguaggio delle bugia, come quello della matematica e della musica sia in qualche modo universale. Le White lies , come gli inglesi le chiamano, sono una sorta di bon ton del rapporto interpersonale in cui quello che dici, omette in parte la veri...