Giornalisti: cinismo e scarsa soddisfazione professionale.
Il Center for Disease Control (cervello pensante della sanità statunitense) ha inserito il lavoro giornalistico al settimo posto ella graduatoria dei lavori stressanti e logoranti. Su un campione di 770 giornalisti intervistati, rappresentativi in quanto ad età, tipologia delle redazioni, esperienza professionale ecc., il 25% dice di voler cambiare professione. Il profilo medio degli intervistati? Guadagno medio attorno ai 48.493 dollari l'anno, età media sui 41,6 anni e 17,8 anni di esperienza nel settore. Autore della ricerca (ripresa in Italia qualche giorno fa dal quotidiano Italia Oggi) Scott Reinardy, cronista con 18 anni di esperienza alle spalle, attualmente (anche lui ha cambiato lavoro) docente di giornalismo alla Ball State University.
Particolarmente interessanti le motivazioni che giustificherebbero l’abbandono: salario troppo basso (36%), turni massacranti (27%), stress (19%), vita privata troppo condizionata da un lavoro impegnativo (13%). Insomma i giornalisti che pensano di approdare a lidi più tranquilli e meglio pagati hanno miraggi come quello di diventare freelance, o di entrare nel settore delle pubbliche relazioni o di tornare a studiare per acquisire nuove professionalità
Dove andranno questi giornalisti? Non tutti abbandoneranno completamente il settore, ha scoperto Reinardy. Molti vogliono trasformarsi in freelance. Altri pensano di entrare nelle pubbliche relazioni o all’università. Altri ancora vogliono tornare a studiare e acquisire nuove professionalità.
Alla riflessione, che vorrei sottoporre ad amici e colleghi del mondo italiano dell'informazione, vorrei sottoporre alcune questioni: in primo luogo quanto il mondo della casta giornalistica italiana sia lontana non solo dal mondo dell'informazione americana, ma anche - e soprattutto - dall'informazione di periferia, quella animata dai tanti precari, dai tanti colleghi privi di tutela professionale, nei meandri di un settore editoriale sempre troppo fluttuante.
Particolarmente interessanti le motivazioni che giustificherebbero l’abbandono: salario troppo basso (36%), turni massacranti (27%), stress (19%), vita privata troppo condizionata da un lavoro impegnativo (13%). Insomma i giornalisti che pensano di approdare a lidi più tranquilli e meglio pagati hanno miraggi come quello di diventare freelance, o di entrare nel settore delle pubbliche relazioni o di tornare a studiare per acquisire nuove professionalità
Dove andranno questi giornalisti? Non tutti abbandoneranno completamente il settore, ha scoperto Reinardy. Molti vogliono trasformarsi in freelance. Altri pensano di entrare nelle pubbliche relazioni o all’università. Altri ancora vogliono tornare a studiare e acquisire nuove professionalità.
Alla riflessione, che vorrei sottoporre ad amici e colleghi del mondo italiano dell'informazione, vorrei sottoporre alcune questioni: in primo luogo quanto il mondo della casta giornalistica italiana sia lontana non solo dal mondo dell'informazione americana, ma anche - e soprattutto - dall'informazione di periferia, quella animata dai tanti precari, dai tanti colleghi privi di tutela professionale, nei meandri di un settore editoriale sempre troppo fluttuante.
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