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Visualizzazione dei post da maggio, 2008

L'artigiano dei gozzi: u mest d'asc.

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Maestro d’ascia (mest d’asc, nel dialetto locale) da 4 generazioni, Nicola è uno dei pochi che ancora lavora come una sorta di vocazione, il legno. Ha imparato quando andava a bottega da suo padre ad appena dieci, che a sua volta aveva imparato dal nonno. Un mese e più di lavoro per tirar fuori dal legno informe, un gozzo, la piccola imbarcazione da pesca che parla di un passato marinaresco ormai desueto. «La plastica ha mandato in soffitta il legno – ci dice Nicola mentre lavora ad un gozzo, di cui si intravede l’armatura – ed il nostro mestiere è in declino». Mancano i giovani, come per gran parte degli sbocchi artigianali. Da almeno 50 anni, Nicola lavora nel suo laboratorio, nel centro storico di Monopoli, e con un certosino lavoro tira fuori da ceppi di quercia le parti che serviranno per assemblare l’imbarcazione finita: centinaia di componenti, di una geometria antica e precisa, raffinata dal tempo e dalla saggezza delle mani, che messi insieme danno vita ad una delle imbarcazio...

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Volemose bene, ma i gay no!

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Il fallimento maggiore del centrosinistra in Italia è rappresentato dalla mancanza di spina dorsale nell’affrontare la questione della sicurezza e dell’immigrazione, secondo un criterio di certezza, di regole fissate e per questo da rispettare. Mentre gli italiani avvertono sulla propria pelle il senso dell’insicurezza legata alla questione della criminalità, dell’immigrazione clandestina come anticamera della piccola delinquenza, delle piccole infrazione tollerate, dei piccoli furti che sempre meno sono reato di chi li commette e sempre più disattenzione di chi li subisce. Credo che una delle motivazioni del fallimento buonista del centrosinistra sia l’atteggiamento accomodante e tollerante anche di situazioni irrazionali, pericolose, ingestibili che divengono segno di libertà e di democrazia anche quando sono semplicemente scorribande di cialtroni. Il tema della sicurezza, le ronde dei genitori di Bari: i genitori che girano in scooter di sera perché i giovani non siano vittime del b...

Ho visto un uomo che moriva per lavoro...

È ironico, grottescamente ironico, che nell'arco di 15 giorni, una città come quella in cui vivo (di circa 47mila abitanti) abbia visto sotto i propri occhi accadere tre gravi incidenti sul lavoro. Uno dei quali per fortuna non fatale. Restano tuttavia due morti. Due famiglie dilaniate da un evento che appare fortuito, come un incidente stradale, come un evento imponderabile ed imprevedibile. Il fatto è che non riesco a non pensare che gli incidenti sul lavoro siano una sorta di conseguenza di un impianto culturale. Retaggio di un passato duro a morire, aggiungerei. Tempo fa, in una grossa azienda della Puglia, il responsabile del personale giustificava l'alto numero di incidenti sul lavoro (di entità varia) con un massiccio ricambio generazionale tra gli operai. In sostanza l'esodo verso la pensione degli operai aveva generato un ricambio troppo veloce perché si trasmettesse la giusta cultura della sicurezza e della prudenza. Dati alla mano, la spiegazione appariva avere u...