Ciao Masaniello.

Oggi pomeriggio, come molti altri, insieme a molti altri amici, sarò ad Ugento (LE) per salutare Peppino, per una presenza che è - nello stesso momento - saluto all'attivista politico ed anche rappresentanza e testimonianza di vicinanza alle sue posizioni.
Non è mia intenzione, ne ho voglia di farlo, sindacare sulle motivazioni che hanno portato la lama di quel coltello ad attraversare il cuore ed i polmoni di Peppino: a prescindere dalla matrice, a prescindere dalle motivazioni quello che è grave è non indignarsi per una morte così assurda. Rabbiosa, vigliacca, priva di attenuanti.
Peppino, così lo conoscevamo, era uno grintoso, energico: l'accento salentino con quella voce roca aveva un sapore particolare, come particolare era il suo modo di vivere e di fare politica, di essere uomo finanche.
Ad un certo punto, da domenica mattina quando ho appreso della sua morte ad oggi, mi è venuta in mente la ricostruzione della scena, i dettagli che emergono man mano: il testimone che dice di aver sentito la voce di Peppino gridare "bastardi, chi siete?". Il tentativo di ripararsi con le mani che alcune fonti di agenzia riportano col partiolare della mano ferita per ripararsi: nessuna collutazione, non c'è stata la possibilità. Potrebbe essere stato vigliaccamente bloccato perché le pugnalate arrivassero direttamente all'obiettivo.
Mafia? Criminalità organizzata? Motivazioni personali? All'esigenza di verità che tutti sentiamo, in questo momento fa eco la necessità di salutare Peppino nella sua Ugento. Tutti stretti attorno al suo corpo: oggi, da oggi, ha una prospettiva differente e privilegiata.
Qualcuno ha detto che sarebbe stato contento di questi funerali in pompa magna. Non so dirlo. Di sicuro, da vivo, sarebbe stato contento di avere tanta gente attorno a sé.
In quella piazza, in quella chiesa, ci saranno certamente anche i suoi assassini, o qualcuno che sa chi ha accoltellato Peppino e perché. Ecco perché è importante testimoniare la nostra presenza.
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