Stupefacenti e condanne: il parlamento non si tocca.


Lungi da me contestare le decisioni della Cassazione, lungi da me difendere l’operato della redazione delle Iene, che non seguo molto e neppure molto gradisco nell’approccio. Ma vorrei riflettere sulla precisazione fornita dalla Cassazione sul caso: la pena patteggiata dalla redazione della trasmissione in realtà è una tacita ammissione di una procedura non proprio ortodossa per l’approvvigionamento di notizie.
Certo – giornalisticamente parlando – le informazioni ed i campioni per le analisi sono stati raccolti senza dichiaratamente affermare che si trattava di una indagine per stabilire se, all’interno delle massime istituzioni dello stato (non in una fabbrica di lacci per scarpe) la percentuale di assuntori di stupefacenti fosse in linea con il dato nazionale.
Il caso fece scalpore e gettò un’ombra poco simpatica sulla classe politica italiana, ma è lecito chiedersi se lo scandalo non sia il modo di rendere nota una notizia, quanto invece la notizia in sé. Sono persuaso che ci sia una grossa percentuale di onorevoli e senatori che svolge il proprio lavoro con coscienza e dedizione, mantenendo una linea civile di statura morale e di comportamenti personali. Nel rispetto dell’idea del servizio alla nazione e non dello status di privilegiato. Però, via via approfondendo la questione, da qualche parte nel manuale del perfetto giornalista c’è anche scritto che “identità e intenzioni vanno rivelate sempre all’intervistato”, salvo che questo non porti a falsare i contenuti dell’intervista o dell’indagine giornalistica. Mi chiedo, quanti parlamentari sarebbero stati disposti a fare un test antidroga se “Le Iene” non avessero sollevato il polverone. Molti hanno dichiarato di volerlo fare dopo. Ma – forse sono smemorato – credo che pochissimi lo abbiano fatto e reso noto.
Quando il servizio militare era obbligatorio, ai giovani che facevano la visita di leva si apriva un modo di grane inenarrabili a seguito di un esame delle urine con tracce di Cannabis. MI chiedo perché, salvo le consuete accuse di populismo e demagogia, il parlamento italiano debba continuare ad essere una sorta di isola felice: non dico che sia fatto prevalentemente di assuntori di stupefacenti e di gente che ha problemi con la giustizia, ma dico che entrambi i casi macchiano l’istituzione. Non chi rileva il fatto, non chi porta all’attenzione dei cittadini il problema, ma chi il problema lo ha creato, lo vive, lo genera consapevolmente.
Certo, nel modo di operare della redazione di Italia Uno c’era un vizio, una forzatura. Ma fare statistiche, fornire uno spaccato della realtà umana che c’è all’interno dei nostri palazzi del potere, non è un fatto da criminalizzare. E mi lascia pensare che, ancora una volta, la chiave di volta si sposti dal dato reale: quasi un terzo dei parlamentari aveva tracce di stupefacenti nel sudore.
I colleghi autori della trasmissione hanno patteggiato la pena, riconoscendo di non aver attinto le informazioni in maniera diretta da un comportamento pubblico o con atto spontaneo degli interessati: resta tuttavia il problema.
I consessi più alti della nostra macchina democratica macchiati. Non dal servizio delle Iene, quanto dal fatto inusuale in una democrazia moderna che vi siano assuntori di stupefacenti non segnalati (nella realtà di ogni giorno gli assuntori sono segnalati alle autorità di pubblica sicurezza) o gente con problemi con la giustizia (condannati in vari gradi).

Commenti

Post popolari in questo blog

“ATTRAVERSO LA CROCE SI ARRIVA ALLA LUCE ”

Ho scoperto di essere stupido come Forrest Gump.

I miei auguri.. senza presunzione.