Stampa cattolica e politica.

Personalmente non seguo molto la stampa cattolica, per una serie di ragioni. Pur essendo cattolico ho sempre reputato la stampa dichiaratamente cattolica, o, a maggior ragione, di proprietà di enti ecclesiali, come una sorte di cassa di risonanza di un sistema nozionistico standardizzato. Non che questo non accada per le altre testate, non che altri editori siano più elastici in questo senso, tuttavia, mi sembra che le esperienze iluminate di comunicazione cattolica non siano tante. Molte di essere si limitano ad essere un megafono.

E' vero - mi si passi la parentesi emotiva - che il pontificato di Giovanni Paolo II, prima ancora che sul piano teologico e pastorale, ha fatto fare alla Chiesa un viaggio alla velocità della luce, in termini di Comunicazione. Viaggio che - ad onor del vero era stato avviato da Giovanni XXIII (col discorso radiofonico ai capi di stato per la famosa Crisi di Cuba).

Esistono inprese editoriali che meritano rispetto, per la serietà e l'impostazione. Nonostante tuttavia alcune esperienze dichiaratamente cattoliche abbiano fatto dei salti di qualità negli ultimi 5-6 anni giovandosi di cambi di direzione felicissimi, continuano nell'immaginario collettivo a dover "giocare nel cortile di casa loro", senza dare troppo fastidio.

Lo dico per esperienza mia diretta, quando ho interpretato malamente la campagna di comunicazione sulla questione delle cellule staminali, in occasione del referendum sulla legge 40. In quel caso ho provato un fastidio, sul piano personale, per una posizione preconcetta. L'ho avvertita come imposta da una oligarchia clericale. Una oligarchia che poi ha costretto un comitato etico (Scienza e Vita) formato da fior fior di menti e profesionisti, a trovare giustificazioni a posteriori.

Oggi un settimanale cattolico, Famiglia Cristiana, eccepisce sulla misura di prenderele impronte digitali ai piccoli rom. Scusate se ho usato un eufemismo. Ovviamente la questione italiana, tanto per cambiare, è assolutamente complessa figlia di una molteplicità di fattori che tende a moltiplicarsi piuttosto che a sintetizzarsi.

L'attacco a Maroni, con le dichiarazioni tenere del suo parroco che dice a "IL Giornale" che "l'intento e buono" ma il metodo è sbagliato, non toglie nulla al concetto. Il problema della sicurezza, quello dell'immigrazione che continua ad essere irresponsabilmente agitato come lo spauracchio con cui tener buoo il popolo italiano, distraendolo da tutto quello che sta accadendo in Parlamento.

E se un giornale cattolico solleva la questione, non potendo dar loro dei comunisti, la soluzione è contrattaccare; alzare i toni sino allo spasimo.

Commenti

Anonimo ha detto…
Io ormai ho rinunciato a molte cose, tra governo e stampa, tra stampa di governo e governo della stampa, mi metto a disposizione dal Venerdì prossimo con la Croce Rossa per il censimento dei ROM voluto dal Governo. Sono curioso di vedere se ce li faranno marchiare a fuoco o meno, mandando a fanculo settimane di personale lavoro per il guadagno della loro fiducia.

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