Il mito del prete conscio della propria virilità.

I gay non possono fare i preti. La Binetti applaude. Io no.
La Congregazione per l’Educazione Cattolica ha emesso un documento che fissa le regole per la selezione dei candidati alla vita ecclesiastica. Tra coloro che non risultano adatti alla vita da prete ci sono i gay, o coloro che hanno una identità sessuale incerta.
Il fatto che le stagioni stiano lentamente scomparendo dal calendario solare viene compensato dalle stagioni della riflessione sociale e politica. Sto pensando ai mesi di estenuante e stucchevole dibattito, all’interno e fuori dal Governo Prodi, sulla questione di PACS, DICO e unioni omosessuali: oggi la stagione è completamente diversa. Certo spiegare, allora come oggi, quando i problemi della maggioranza degli italiani sono ben altri, perché si congeli l’attività istituzionale sulla base di provvedimenti importanti ma non vitali, mi riesce certamente difficile.
Le frange estremiste e progressiste a parole del governo che fu del professore bolognese, hanno ingessato la discussione, ponendola su una base ideologica priva di significato, facendo venire in odio la questione agli italiani. La famosa casalinga non ha compreso tante cose: perché la questione dei Dico era così importante, quando in casa sua mancano i quattrini per la spesa? Perché le unioni gay sono vitali per il paese quando riguardano una minoranza del paese? Perché le unioni civili sono così importanti da far passare in secondo piano tutto il resto?
A molte delle domande non sono riuscito a trovare risposta. Ad una si: perché esasperare quella tematica? La mia lettura è che in quel momento c’era bisogno di distinguersi per forza, di mantenere delle posizioni in una coalizione di governo così frammentata che, con tutti quei simboli, fare corpo unico avrebbe fatto nascere tante altre domande nei cittadini. Ad esempio: se la pensano tutti alla stessa maniera perché tutti quei partiti? L’attuale presidente del consiglio, checché se ne dica, ha colto questo sentimento con l’idea del PDL.
Tornando alla questione delle unioni civili: i distinguo servivano a giustificare le bandiere, le posizioni, le sedie ed i leader di una coalizione frammentata nelle idee e nei progetti, ma piatta sul piano della capacità operativa e di governo.
Ho divagato, probabilmente, ma alla questione dei PACS era legata una serie di diritti anche per gli omosessuali; diritti civili, certo, legati all'ordinamento dello stato italiano, alla gestione di delicati rapporti tra il singolo, nel rispetto costituzionale della varietà, e lo stato. Non rientrano diritti di esercizio di ministeri pastorali, che avidentemente attengono ad altre sfere decisionali.
Eppure stride il contrasto: pochi mesi fa si parlava di unioni civili, oggi la notizia del "no" della Chiesa Cattolica ai preti gay, con tanto di alutazione psicologica all'atto dell'ingresso in seminario.
“I gay non possono fare i preti”, tradotto in termini aulici si legge “il senso positivo e stabile della propria identità virile” è tra le “virtù umane e di capacità relazionale richieste ai sacerdoti”. I titoli dei giornali si sono sprecati. Spesso non cogliendo l’importanza dell’introduzione di un passaggio nuovo nel discernimento di chi inizia la vita verso il sacerdozio. L’utilizzo di competenze professionali specifiche: finalmente il riconoscimento ufficiale del fatto che la formazione di una persona al sacerdozio è, insieme e paritariamente, teologica, pastorale, spirituale ma anche umana.
Ma perché i gay no e i pedofili si? Perché quelli con la sessualità incerta no e quelli con la sessualità certa ma fedifraga si? Domande nuove a cui non riesco a rispondere. Tanto più che, mi sento di dire, il problema di chi fa la scelta complessa del sacerdozio non è la preferenza sessuale, quanto la capacità di educare la propria sessualità nell’arco della formazione personale e pastorale.
Un prete etero rappresenta meglio Cristo? Ho un dubbio di fondo. La sensibilità di una persona chiamata ad un compito così delicato, passa per le preferenze sessuali? Non sono uno psicologo, ma ho la netta sensazione che vi sia nell’indicazione la volontà di troncare di netto una questione spinosa, perché all’interno stesso della Chiesa, il tema della sessualità, vissuta dai laici nella compiutezza del rapporto o domata dai consacrati nella sublime scelta di Dio, sia rimasto legato a cliché da Inquisizione.
Salvo poi condividere il resto del documento.
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