L'Islam e la battaglia contro lo yoga

PECHINO – Lo yoga non fa bene. No, in Malaysia può far male. Molto male: galera, multe e colpi di canna. Sta per succedere. Il Consiglio nazionale delle fatwa, cioè l'organismo che emette editti sulla base delle norme coraniche, si prepara a proclamare la pratica dello yoga inadatta ai musulmani. L'antica tecnica di meditazione, sostengono i dottori della legge, allontana i fedeli dalla vera essenza dell'Islam, quindi chi trasgredirà dovrà essere punito. Punto. La bozza del documento è pronta: il presidente del Consiglio, Abdul Shukor Husin, ieri ha confermato che l'annuncio arriverà in settimana. Una volta che la fatwa sarà formulata, i singoli stati della Malaysia (che è una monarchia federale) dovranno incorporarla nella propria legislazione e farla rispettare.
Rischiare il carcere, persino i micidiali colpi di «rotan» che spaccano la carne, non appartengono all'orizzonte di chi nello yoga cerca pace e benessere. Per ora non sembra esserci scampo, diverse fatwa emesse di recente tracciano la linea con una certa chiarezza: l'Islam vieta il botox, vieta alle donne i concorsi di bellezza, abiti e pettinature «mascoline» (capelli corti, pantaloni). La città Kota Barhu, tradizionalista e conservatrice, ha chiesto alle donne di non mettersi il rossetto e di non portare i tacchi alti. Vietato, infine, pensare di farla franca: «Se si va contro una fatwa – ha ammonito un esponente del Pas, partito islamico d'opposizione ma influente — significa infrangere la legge. Esattamente come violare il codice della strada o le norme di polizia. Siamo così forti, noi, da poter andare contro Allah?».
Le Sorelle nel-l'Islam qualche dubbio, invece, ce l'hanno. Sono un'associazione di devote musulmane che si battono per i diritti delle donne in una società dove il Corano è sempre stato presente ma da qualche anno erode gli spazi di laicità della Malaysia multietnica. La partecipazione alle sedute di yoga è soprattutto femminile, e loro denunciano che «è il solito approccio sessista a queste questioni». Ricordano come nel 2000 una cantante venne accusata di insultare l'Islam perché si esibiva mentre il pubblico beveva alcol, invece ai musicisti della band – maschi – non venne detto alcunché. Per Norhayati Kaprawi, una delle Sorelle nell'Islam, il Corano insegna tutt'altro: «La giustizia, l'uguaglianza, le libertà civili e la democrazia sono tutti valori propri della religione musulmana ». Le donne sono preoccupate per sé, i maestri di yoga per il futuro della pratica in un Paese dove i musulmani sono il 60% della popolazione. Anche Manisekaran, fondatore della società malese di yoga, implora il Consiglio di ripensarci, «c'è tempo per evitare quella fatwa », in una lettera spiega che si tratta di «esercizi mente-corpo », nulla a che vedere con la religione. Chi contesta l'imminente fatwa è certo: non soffriranno solo le donne, ma anche la Malaysia. Le parole del teologo capo Abdul Shukor Alim già sibilano come colpi di «rotan»: «Un po' di pazienza, stiamo sistemando il testo. È delicato, sapete, è un po' come la sentenza di un tribunale…».
Da il Corriere della Sera del 19 Novembre 2008
Autore: Marco Del Corona
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