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Visualizzazione dei post da dicembre, 2008

I miei auguri.. senza presunzione.

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Non è mia abitudine mutuare le parole altrui, né tanto meno millantare contenuti di senso e di spirito che non mi appartengono. Pensando ad una maniera di fare gli auguri di Natale, mi è venuto in mente l'Inno alla Carità di San Paolo. In esso racchiudo i miei auguri. Senza la pretesa di evangelizzare nessuno. Solo perché nelle parole che - se vorrete - leggerete, ho trovato la migliore sintesi di quello che ho in mente. «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, ...

L'accusa della clinica di Udine

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ROMA - "Abbiamo ricevuto da un ministro della Repubblica intimidazioni che hanno cercato di colpire l'azienda nel suo interesse vitale". A parlare è Claudio Riccobon, amministratore delegato della clinica "Città di Udine", la struttura sanitaria friulana che si è resa disponibile a interrompere l'alimentazione e l'idratazione che tengono in vita Eluana Englaro ed è stata bloccata dall'atto di indirizzo di Sacconi. Sulla questione è intervenuta anche la Corte di Cassazione, secondo cui la lettera del ministro del Welfare "non può vanificare una sentenza esecutiva".

Intervista a Marisa Masciari... moglie di un imprenditore ricattato testimone di Giustizia

Raccolgo l'invito di una amica, Anna Porta, dell'Associazione Amici di Pino Masciari a riverberare il video con la testimonianza di Marisa Masciari, moglie di Pino appunto, testimone di Giustizia.

Eutanasia in tv, shock in Gran Bretagna

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LONDRA - «Ti amo, dolcezza, così tanto», dice l´uomo. «Fa buon viaggio», risponde la donna, «a un certo punto ci rivedremo». Termina così la vita di Craig Ewert, americano di 59 anni, da tempo trasferitosi in Gran Bretagna, malato di sclerosi laterale miotrofica, un disturbo progressivo che lo aveva quasi completamente paralizzato e gli lasciava, secondo i medici, pochi mesi di vita. Ma non è deceduto di sclerosi, bensì con un suicidio assistito, in una clinica svizzera, bevendo da una cannuccia un liquido contenente potenti barbiturici e staccando coi denti il polmone artificiale che lo faceva respirare. La controversa scelta di un malato terminale di togliersi la vita è stata filmata in un documentario, trasmesso ieri sera dalla rete privata Sky nel Regno Unito, facendo subito scoppiare le polemiche. «In che mondo viviamo, se la morte di un uomo viene diffusa da un canale televisivo come intrattenimento», si indigna il quotidiano Daily Mail. «È macabro voyerismo nei confronti della m...