Eutanasia in tv, shock in Gran Bretagna

LONDRA - «Ti amo, dolcezza, così tanto», dice l´uomo. «Fa buon viaggio», risponde la donna, «a un certo punto ci rivedremo». Termina così la vita di Craig Ewert, americano di 59 anni, da tempo trasferitosi in Gran Bretagna, malato di sclerosi laterale miotrofica, un disturbo progressivo che lo aveva quasi completamente paralizzato e gli lasciava, secondo i medici, pochi mesi di vita. Ma non è deceduto di sclerosi, bensì con un suicidio assistito, in una clinica svizzera, bevendo da una cannuccia un liquido contenente potenti barbiturici e staccando coi denti il polmone artificiale che lo faceva respirare. La controversa scelta di un malato terminale di togliersi la vita è stata filmata in un documentario, trasmesso ieri sera dalla rete privata Sky nel Regno Unito, facendo subito scoppiare le polemiche. «In che mondo viviamo, se la morte di un uomo viene diffusa da un canale televisivo come intrattenimento», si indigna il quotidiano Daily Mail. «È macabro voyerismo nei confronti della morte», si arrabbia Peter Saunders, direttore di Care Not Killing, un´associazione contro l´eutanasia, sostenendo che si tratta di una campagna per fare approvare una legge che permetta il suicidio assistito.
In questo paese, chi aiuta qualcuno ad uccidersi commette un reato, punibile con 14 anni di carcere. Ma con una decisione presa per coincidenza nello stesso giorno del programma mandato in onda su Sky, il Crown Prosecutor Service, ovvero la procura della Corona, ha deciso di non perseguire i genitori di un giovane campione di rugby, rimasto paralizzato in un incidente, da loro aiutato a togliersi la vita, lo scorso anno, presso la Dignitas, la stessa clinica svizzera dove è stato girato il filmato sul suicidio di Ewert. «Nonostante la serietà del reato e il fatto che vi sia abbondanza di prove, sono giunto alla conclusione che un processo non è necessario perché non nell´interesse pubblico», ha reso noto Keir Starmer, l´alto magistrato incaricato del caso. La sentenza, scrive il Guardian, è una «pietra miliare»: d´ora in poi chi assiste malati terminali a suicidarsi difficilmente verrà processato dalle autorità britanniche, sebbene il primo ministro Gordon Brown, intervenendo sull´argomento, abbia ribadito la sua opposizione a «legittimare la morte assistita».
Ma è legittimo mostrarla in tivù? La scena, registrata, risale al 2006, quando avvenne il fatto. Dice il regista, il canadese premio Oscar John Zaritsky: «Volevo che il film fosse controverso, che la gente dibattesse appassionatamente». Osserva il veterano di documentari Roger Graef: «Se il suicida era d´accordo, non vedo il problema. Uno può cambiare canale». Concorda Barbara Gibbon, direttrice del programma di Sky nel cui ambito è stato trasmesso il documentario: «È un modo per permettere a ognuno di informarsi e giudicare con la propria testa». La vedova di Ewert conferma che il marito voleva che i suoi ultimi momenti venissero filmati, «per far capire a tutti che non era stanco di vivere, ma solo di soffrire e di veder soffrire noi con lui». Come che sia, in tivù e sui giornali, che ieri hanno anticipato le immagini più impressionanti, milioni di persone hanno potuto vedere con i loro occhi un volontario addio alla vita: un uomo che beve il liquido che lo ucciderà, poi abbraccia la moglie, mormora «grazie» e chiude gli occhi per l´ultima volta.
Articolo dell'inviato di Repubblica ENRICO FRANCESCHINI, apparso sul quotidiano lo scorso giovedì 11 dicembre 2008.
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