Post

Visualizzazione dei post da gennaio, 2009

Voi che siete sicuri, nelle vostre tiepide case...

Immagine
C’è un libro, letto in adolescenza che mi è rimasto impresso. Un libro che – un po’ come il film di Roberto Benigni “La vita è bella” – descriveva un particolare sullo sfondo dell’Olocausto. Non per minimizzarlo, quanto per renderlo reale. Quando, nei banchi di scuola, qualcuno descriveva le torture inflitte agli uomini ed alle donne che varcavano le soglie dei campi, io cercavo di immaginare, di costruire nella mente una qualche immagine che potesse darmi il metro del racconto. Non ci sono mai riuscito. Né, credo, possa riuscirci nessuno. Nulla, nessuna parola, nessuna immagine, può restituire all’umanità la brutalità di quello che è stato. Ma quel libro, “La variante di Lüneburg”, mi ha trasmesso una dimensione umana, un percorso mentale e di ricordi, tanto più brutale quanto più è legato ad una esperienza di vita apparentemente poco significativa. Una partita a scacchi giocata tra un ebreo ed un ragazzo tedesco, poi diventato ufficiale delle SS. Nel libro di MAuresing ho trovato que...

Si scrive spesso per dire poco. Ma le parole hanno un senso. Specie in Italiopoli

Stampa e politica sono complici nel negare la verità” dice Olivierio Beha al termine della prima dello spettacolo di impegno civile “Italiopoli” del regista Beppe Arena. E’ una frase che rispecchia la coerenza del giornalista fiorentino che sceglie di ritornare in teatro – dopo volevo essere Pasolini.com - per raccontare la deriva di un Paese; il declino di temi come etica politica (che è poi anche etica del vivere). Il potere dell’ apparire dunque per essere (e magari divenire). “Mi limito a fare il giornalista e a trovare il bandolo della matassa per raccontare ciò che spesso i giornali non fanno più” spiega al termine della prova generale della rappresentazione andata in scena al teatro Filodrammatici di Cremona. “Sfogliando i principali quotidiani trovo spunti interessanti. Perché a me piace occuparmi di tante cose ma per la gente normale non è così. I lettori vogliono sapere come stanno le cose. Una funzione che i giornali oggi non svolgono. Sulla vicenda Alitalia, ad esempio, l...

L'Italia si gioca 47 miliardi l'anno.

Immagine
Risparmiamo sui vestiti, la cena fuori (per chi può) si trasforma in pizza, i viaggi (sempre per chi può) si riducono a viaggetti e anche gli spiccioli dimenticati nelle tasche hanno adesso una certa dignità. Eppure contro il logorio della crisi moderna c'è un settore che continua a infilare un boom dietro l'altro, alla faccia del nostro povero Pil intristito da quel sinistro e continuo segno meno. Superenalotto, Gratta&Vinci, scommesse varie, macchinette al bar: quella dei giochi è l'unica industria che in Italia non ha problemi di fatturato, ed è ora al terzo posto in assoluto, dietro ad Eni e Fiat. I dati ufficiali non ci sono ancora, ma le stime di fine 2008 parlano di una raccolta complessiva di poco meno di 47 miliardi di euro. Il 2 per cento del Pil, la ricchezza prodotta in Italia in un anno. Più o meno il valore del mercato dell'auto in Italia, cioè tutto quello che spendiamo, da Aosta a Palermo, per comprare una macchina nuova. Solo che, a differenza del m...