I giornalisti morsi dal Grande Fratello



Il peggio che si potesse vedere in queste ore drammatiche è puntualmente emerso. E non mi riferisco certo alle immagini dell'Abruzzo, allo strazio, al dolore, alla devastazione. Mi riferisco invece al modo di fare informazione attorno ad una situazione di questo genere.
Nella serata di ieri le due ammiraglie delle aziende televisive più forti del Bel Paese mandano uno speciale sul sisma abruzzese: Matrix in una veste inedita con la co-conduzione di Cesara Buonamici che cerca di tenere a bada Vinci. Porta a Porta con un Vespa che, più che in ogni altra occasione, sembra fuori dalla grazia di Dio.
IN ogni dove incalzano le domande più stupide, i personaggi più ipocriti, la telepromozione di riviste e giornali, la curiosità da Grande Fratello più che la capacità di fare cronaca.
Nello stupidario delle frasi e delle domande emergono POlito, direttore de "Il Riformista": «i terremoti non uccidono, uccidono le case che cadono». Gli fa eco Maurizio Belpietro, più austero nelle dichiarazioni, meno poetico, ma certamente più commerciale con tanto di copertina del numero speciale di Panorama da reclamizzare a beneficio della comune azienda editoriale. Ma ce ne sono di tutti i colori: oltre ogni previsione la rivoltante curiosità da pettegolezzo, da bar, del conduttore di Matrix. Vinci è visibilmente lanciato, quasi gongola nel gestire una potenza di fuoco mediatica come quella di Canale 5 con tutti quei corrispondenti in diretta. Quasi un ansia da prestazione, quasi la voglia di misurasi con la grande occasione, mentre il dramma centrale della giornata diventa "spettacolare", non terrificante: è questo il genere di aggettivi che il conduttore usa nel commentare le risposte degli intervistati. Sembra di interesse vitale guardare all'interno delle tende e Tony Capuozzo e Pietro Suber lo assecondano col garbo che è loro proprio. Per fortuna gli intervistati non hanno gli auricolari e Capuozzo filtra le domande e le pone con esperienza e sensibilità che Vinci ignora, non considera, nella migliore tradizione dell'arrivismo giornalistico.
Al Ministro Gelmini viene chiesto non come si assicurerà il rientro nell'anno scolastico, ma se si useranno parametri di valutazione più morbidi per i terremotati; alla Carfagna si chiede che cosa il governo vuole fare e si spara la pippa della New Town. Mentre gli abruzzesi piangono i morti; mentre nella mente di chi ascolta ci sono le immagini della madre trovata morta sul letto abbracciata ai suoi due bambini, o ancora l'immagine della madre morta avvolta a proteggere il corpicino della figlia che si è salvata.
I soccorritori lottano, scavano con le mani, piangono e stringono i denti attorno alla sofferenza degli abruzzesi: estraggono ancora ieri sera, miracolosamente degli studenti ancora vivi. Un barlume di speranza in una situazione che definire apocalittica non è certamente una esagerazione.
Su Rai Uno invece Vespa intervista i soccorritori, discetta sulle ripercussioni psicologiche, dispensa consigli a chi sul campo lavora, come se dovesse con le mani tenere una diga da milioni di metri cubi di acqua. Da ordini a un soccorritore: "chiami e ci faccia sapere, perché altrove sono arrivate e da voi no?". Come se la protezione civile fosse lì per dare notizie al suo speciale prima ancora che a montare le tende e i campi di accoglienza per gli sfollati.
L'Italia intera si muove, ma i giornalisti delle testate televisive principali, si abbandonano alla peggiore esibizione possibile nel campo dell'informazione.

Commenti

andrea brescia ha detto…
com'è tuo solito, una disamina che non fa una grinza.

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