SE UN CRIMINALE VIENE SDOGANATO DALLE ISTITUZIONI

Sono sinceramente stupito dai toni con cui viene annunciata la visita di Gheddafi in Italia. Quando ero un ragazzino mi ricordo il terrore ed il silenzio in casa mia quando il tg1 annunciava gli sviluppi della crisi libica. Non sapevo neppure dove fosse Tripoli, l’ho imparato in quei mesi, quando il nome di un uomo privo di scrupoli, sprezzante delle istituzioni e dei rapporti tra gli stati, strafottente sul piano delle relazioni tra il suo paese e gli altri del mediterraneo, teneva sotto scacco il nostro paese.
Oggi, qualche decennio dopo, quell’uomo viene accolto in Italia con gli onori: addirittura il Capo dello stato dice che "è interessante ascoltarlo, sentire le sue parole". Dal primo momento in cui è sceso dall’aereo Gheddafi ha irriso il nostro paese, ha sfruttato l’occasione offerta dal nostro paese, per esporre al ludibrio di mezzo mondo l’Italia e gli italiani.
Torna in Italia come se fossimo nel ventennio fascista, con la foto di un martire della resistenza libica, Omar Mukhtar, il leone del deserto: una foto appiccicata sulla divisa, di fianco il figlio del leone, una sorta di amuleto contro le domande sui diritti umani che mezzo mondo vorrebbe porgli. Una sfida alla sopportazione, un atto sfrontato di aggressione diplomatica nei confronti di chi avrebbe voluto chiedergli conto del non rispetto dei diritti umani fondamentali nel suo paese. Prima che qualcuno gli ponesse domande, lui scende da un aereo con un cimelio degli inizi del secolo scorso, come a dire che l’Italia di oggi è come la sua Libia, che non ha il diritto di fare domande, di scandalizzarsi sulla condotta del suo paese, sulle scelte politiche, morali, umane della classe politica figlia della Rivoluzione del '69: l'Italia non può chidere conto perché nella sua storia c’è il fascismo, l’imperialismo, il colonialismo sfrenato voluto dal Duce. Questo è il messaggio.
Le nostre istituzioni, senza alcun tipo di dignità per il paese, per la storia italiana e per il popolo, accolgono Gheddafi come se davvero fosse una persona migliore rispetto al pazzo sanguinario a cui tutti siamo abituati a pensare. Il 7 ottobre, in Libia, si celebra “il giorno della vendetta” in ricordo del sequestro di tutti i beni e dell’espulsione di 20.000 coloni italiani. Il tutto non ad opera di una persona diversa, di un dittatore morto anni addietro: il decreto di espulsione (la data ultima per lasciare la Libia, senza la possibilitàò di portar via alcun bene era il 15 ottobre 1970) portava la firma del sedicente Colonnello Gheddafi, Guida della Rivoluzione. A cui l’Italia apre le porte, stende i tappeti rossi, fa suonare le fanfare, mette in riga i picchetti e fa scattare lo scintillio degli onori.
Formalmente privo di ogni incarico istituzionale all’interno del proprio paese, egli continua a gestire le cose come se si trattasse di un vigneto di famiglia: parte delle ricchezze derivanti dal petrolio le ha certamente usate per migliorare le infrastrutture del proprio paese, ma molte altre le ha usate per finanziare l’Ira e Settembre nero, l’organizzazione terroristica palestinese.
Ora mi chiedo, quali sono i meriti di questo personaggio? Perché i picchetti d’onore? Perché l’Italia vende la propria dignità? Ad onor del vero faccio fatica a credere che sia una questione legata alla necessità di risolvere il problema dell’immigrazione dal paese del nord-africa. MI viene più spontaneo pensare che l’Italia abbia venduto il proprio onore in virtù di questioni legate all’economica, pur importante certo, ma eccessivamente carica di strascichi sulla storia del nostro paese.
Un pazzo sanguinario, guida della rivoluzione, può mai diventare un leader politico degno della stima di una paese serio? Io dico di no. Le dichiarazioni di apertura, la richiesta di ascoltare i terroristi fatta all’interno di una università italiana onestamente non fa che confermare questa tesi. Chi poi ha deciso di tributare gli onori, onestamente ha commesso l’errore di offrire a Gheddafi la sponda per il suo show, per la sua esibizione da circo con il piglio sprezzante di chi ha architettato tutto per far fare all’Italia una sonora figuraccia.
E’ anche vero che di pagliacci ne mandiamo tanti anche noi in parlamento, per cui alla fine, stiamo offrendo una torneé artistica ad un clown di importazione.
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