Il professore invita a cena l’alunno.
Nella piena libertà del nostro tempo e riconosciuta dalla nostra carta costituzionale, i rapporti tra le istituzioni dello stato vanno anche considerati all’interno di un quadro generale, che supera i vincoli legali spingendosi sino al concetto di opportunità, di correttezza e di garbo. Che una cena a casa di un giudice della Corte Costituzionale non sia un reato è ovvio. Com’è altrettanto ovvio che l’organo supremo di ratifica delle leggi ordinarie sulla base del dettame della Carta del ’48, abbia un compito delicato di valutazione che, alla stregua del Capo dello Stato, non può e non deve entrare nel novero dei tiri di giacchetta cui la nostra politica italiana ormai ci ha abituato. In una lettera aperta al Premier, Luigi Mazzella, il giudice della Corte padrone di casa nella cena incriminata, parla di polizia segreta fascista, di regime, di limitazione delle libertà personali, di frottole raccontate ai lettori su una cena in cui non si è parlato di leggi, ma in cui ci si è intratten...