Berlusconi "non poteva non sapere"

"L’enormità giuridica" che ha portato al riconoscimento della corresponsabilità del presidente del Consiglio nel Lodo Mondadori scatena oggi il solito codazzo di polemiche che andrebbero, in qualche maniera, ricostruite.
La sentenza del tribunale civile di Milano è frutto del procedimento intentato dalla CIR, di Carlo Debenedetti, all’indomani della sentenza di condanna della sezione penale della Cassazione che ratificava un anno e sei mesi per Cesare Previti. Egli, nei dispositivi delle sentenze, è riconosciuto come l’esecutore materiale dei “versamenti” ai giudici che dovevano pronunciarsi sull’affaire Mondandori e che, in virtù di elargizioni economiche provenienti dal conto estero All Iberian di proprietà di Silvio Berlusconi, avrebbe pilotato la sentenza. L’attuale premier, nel processo per il lodo Mondadori era stato prescritto avendo ottenuto le attenuanti generiche: il reato era stato constatato, sulla base di questa sentenza l'imprenditore Carlo De Benedetti, annunciò una richiiesta di risarcimento di un miliardo di euro.
In sede civile, quindi, accertate le responsabilità viene quantificato il danno che la sentenza del 1991 (la cosiddetta sentenza Metta) procurò alla CIR, già proprietaria del gruppo L’Espresso: 750 milioni di euro, rispetto al miliardo abbondante chiesto dai ricorrenti. Il tribunale civile ha condannato Berlusconi perché non poteva non sapere che Previti stava corrompendo i giudici per pilotare la sentenza; non poteva non sapere che stava prendendo i soldi dal suo conto internazionale; non poteva non sapere che il tutto fosse una violazione della legge.
La sentenza, che certamente non fa piacere al premier ed alla squadra Fininvest, è emessa. Si aprano le danze.
In verità alcune considerazioni vanno fatte: ritenere eversiva una sentenza è legittimo, ma va detto che l’eversività eventuale del pronunciamento sta nel fatto, unico al mondo, che il nostro Presidente del Consiglio assomma nella propria persona una sequela di ruoli istituzionali, economici e mediatici che, giocoforza, rendono delicati i terreni attorno. In primo luogo va ricordato che, l’abusato conflitto di interessi del Premier, in realtà non è solo una questione legata al fatto che egli gioca e arbitra la partita. Il conflitto è soprattutto legato al fatto che falsa i ruoli ed i poteri dello stato, trasformando ogni passaggio in una sorta di combattimento tra galli. Voglio dire che, se anche il Berlusconi presidente del COnsiglio fosse integerrimo sul piano delle “occasioni” che gli capitano sotto mano amministrando il paese, se non approfittasse del proprio ruolo per favorire il Berlusconi imprenditore, i suoi familiari, le sue aziende, basterebbe il fatto che, la singolare sommatoria di compiti e mansioni determina un terreno accidentato attorno a tutto quello che lo riguarda anche solo sul piano personale, come la vicenda delle escort.
Francamente, pur nella legittimità delle dimostrazioni di piazza a sostegno del Premier, trovo rivoltante che – dall’altro lato – si usi la sentenza per scendere in piazza. Usare l’elettorato come la massa plebiscitaria che permette anche l’azzeramento delle sentenze è un fatto grave. Può darsi che la maggioranza abbia ragione, che una sentenza in questo momento sia sospetta e ponga il problema della magistratura ad orologeria; sebbene vada spiegato a quelli come me, perché la stessa maggioranza di governo nazionale plaude alla magistratura di Bari che indaga sulla sanità pugliese e sulle implicazione del governo regionale (anche qui le indagini sono vecchie e le risultanze emergono oggi),gridando invece allo scandalo per una sentenza, in sede civile, che determina un danno sulla base di responsabilità penali già accertate.
Tornando al filo del ragionamento, trovo insano e scandaloso che, all’indomani della sentenza, pezzi della maggioranza invochino una manifestazione di piazza (legittima) per sostenere il premier contro la decisione della magistratura. Come se 1 milione di persone in piazza permettesse di cancellare la sentenza, potesse giustificare una cancellazione di imperio del pronunciamento. Il populismo esasperato di chi confonde il voto, il mandato elettorale, la volonta (ai miei occhi non condivisibile, ma legittima) di affidare a Berlusconi ed ai suoi il nostro paese, con una sorta di cambiale in bianco affidata al Cavaliere che gli permette di agitare le masse ogni qual volta le decisioni, il contesto, non aggradano il manovratore.
In ogni caso, c’è da aspettarsi una seconda sfuriata, una nuova fomentazione delle folle qualora il Lodo Alfano non passasse il giudizio della Consulta.
Attendiamo.
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