In Duomo l´intervento del vescovo di Milano. Atti d´accusa dei presuli di Napoli e Vicenza
Tettamanzi difende gli immigrati "Discriminati per motivi politici"
Sull´altare una bimba coreana e un ragazzo africano "Gesù, anche tu eri extracomunitario"
CARLO BRAMBILLA
MILANO - «I figli dei migranti sono la speranza del nostro futuro». Dal pulpito del Duomo di Milano il cardinale Dionigi Tettamanzi torna a parlare degli extracomunitari come di una immensa risorsa per il nostro Paese. Per nulla intimorito dagli insulti leghisti che lo avevano paragonato prima a un imam mussulmano e poi a un prete siciliano mafioso, Tettamanzi va avanti per la sua strada e avverte i politici al governo, tra i canti multicolori delle comunità straniere che affollano la cattedrale in occasione della messa dei popoli, per celebrare l´Epifania: «Le famiglie dei migranti diventano oggetto di proposte dal sapore nascostamente discriminatorio, fatte passare, invece, come forme di saggezza culturale e di necessità politiche. Senza il rispetto per i diritti umani elementari non ci può essere bene comune. Non ci può essere autentica democrazia».
Gli fa eco il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che usa parole ancora più forti: «Oggi coloro che non sanno e non vogliono accogliere l´altro sono come Erode accecato dall´egoismo e dalla prepotenza». Poi rivolgendosi ai migranti ricorda le difficoltà del cammino dei Magi: «È stato un viaggio doloroso arrivare fino a qui e come loro siete stati guidati dalla speranza. Venite da tanti posti diversi, ma oggi siete qui, parte di una città pronta ad accogliervi». Mentre il vescovo di Vicenza, Cesare Nosiglia ricorda come la Chiesa sia impegnata a «contrastare qualsiasi norma nazionale o locale che discrimini o penalizzi gli immigrati».
Nel Duomo di Milano l´attenta regia della diocesi fa salire sull´altare una ragazzina coreana che prega che il suo papà trovi lavoro, altrimenti non gli verrà rinnovato il permesso di soggiorno e un ragazzo africano che chiede: «Gesù tu eri extracomunitario come me? Anche tu venivi insultato?».
articolo apparso su La Repubblica del 7 gennaio 2010, pag. 7.
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