Chi non lavora... sciopera!



E' abbastanza fastidioso parlare di sciopero in riferimento al lavoro di calciatore.
Ammetto la mia colpa: non amo il calcio, non lo seguo, anzi mi annoia.
Ma oggi non si tratta solo di questo, nell'atteggiamento dell'Assocalciatori di ieri c'è un che di strafottente e irrispettoso nei confronti della situazione globale del nostro paese, proprio nel momento in cui piazze, università e monumenti (quelli che ancora non sono crollati) sono occupati da studenti, docenti precari e ricercatori universitari: invocare lo sciopero per chi per mestiere tira calci alla palla, appare uno schiaffo ai poveri cristi che invece scioperano per diritti essenziali di sopravvivenza.

Nell'immaginario collettivo medio i calciatori sono dei privilegiati. E non credo si tratti solo di immaginazione.
Mediamente ben retribuiti, assolutamente facilitati nelle relazioni sociali e nella propria vita da un ambiente sopravvalutato nella nostra società odierna, certamente non hanno mai combattuto per 120 euro al mese di trattenute salariali, o di ticket mensa, o ancora di cassa integrazione.

Reputo immorale - ripeto non perché mi mancherà una domenica di calcio, anzi - invocare lo sciopero. Nonostante la legittimità di rappresentare quelli che vengono considerati propri diritti che, tuttavia, ad onor del vero fatico a credere non vengano opportunamente tutelati e riconosciuti, spesso anche ben oltre le necessità e l'accettabile.

Ho provato fastidio nel vedere le immagini dei rappresentanti dei calciatori che si alzavano dal tavolo di discussione con la FGIC: proprio perché nel nostro paese c'è ben altro rispetto alla palla che gira. Eppure fa clamore: ho sentito liquidare la protesta degli studenti come, affermazione di memoria berlusconiana, attività sovversiva della sinistra, o ancora come azione di studenti fuori corso o dei centri sociali. Ho sentito per strada dire "andate a lavorare" alla volta di coloro che, giustamente o meno, sentivano di dissentire su una riforma che intacca il settore della formazione nel nostro paese. Quelle stesse voci, quei medesimi geni commentatori, invece hanno tentato di perorare la causa dei calciatori, poveretti, che hanno il diritto di tutelarsi.

E proprio vero. Siamo un paese strano.
Evviva i calciatori e le veline, il Grande Fratello e le Pupe. Abbasso i ricercatori, gli studenti, gli operai di Melfi ed i Secchioni.

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