Gheddafi pensa che ce la farà!

Mentre le prime pagine dei giornali di mezzo mondo parlano di una sanguinaria soppressione della rivolta in atto nelle piazze libiche e perfino il Governo Berlusconi, stretto dalla reprimenda dell'Unione Europea e dalla dura condanna americana del piglio assunto nella vicenda dal dittatore libico, Emilio Fede dice che il generale è intervenuto per "mettere ordine", che "ce la farà". Uso questo parallelo come pretesto, ovviamente, ma anche come spunto di riflessione. Sperando, davvero, che non ce la faccia, che finalmente l'orgoglio dei libici possa svezzarsi dalle braccia oppressive di questo finto padre della patria.
Gheddafi e company (il suo figlio maggiore) continuano a tenere sotto scacco il paese, considerandolo alla stregua di un giardino annesso alla propria casa: poco importa se le vicine, sul piano geografico ma anche temporale, traversie di paesi come l'Algeria e l'Egitto possano aver riacceso sentimenti sociali e politici nuovi.
Persino i berberi, stando alle scarne notizie che giungono dalla Libia. avrebbero abbandonato il leader, persino alcuni dei suoi vertici militari, forse più lungimiranti o meno pazzi del dittatore. Mentre tutto questo accade, il peso degli accordi economici tra Italia e Libia si fa sentire tutto: nel silenzio, nelle mezze parole del governo, ma anche negli effetti che le instabilità provocano sui mercati e sui prezzi del petrolio. Senza contare il rischio di una nuova emergenza nel Mediterraneo dove, se le minacce dovessero tradursi in realtà, il governo libico potrebbe svincolarsi dai patti lasciando partire chissà quante migliaia di persone alla volta dell'Italia. O peggio, se dovesse rendersi conto del precipitare della situazione, irrigidirsi sparando a vista sulle imbarcazioni. Il valore della vita per Gheddafi è evidentemente molto basso, per cui c'è poco da sperare.
Oggi appare chiara la pantomima del dittatore degli ultimi anni; diventa evidente quanta attenzione sia stata prestata ad uno dei dittatori peggiori della recente storia, non foss'altro per la capacità di farsi gioco delle democrazie occidentali: ho ancora nella mente gli onori che gli furono rivolti durante i viaggi in Italia. Persino le polemiche di chi giustificava lo smacco di presentarsi con la foto del Leone del Deserto appiccicata sulla divisa. Di chi diceva che in fondo aveva ragione a ricordare all'Italia il sangue versato dalle truppe fasciste in terra d'Africa.
Confermo quello che ho avuto modo di dire anche allora: spero che non ce la faccia. Spero che la Libia abbia la forza (non militare ma sociale e politica) di riscattarsi da un dittatore-clown, da uno che considera la vita e la morte della sua gente ininfluente. Persino il Mubarak, pur tra mille e più pressioni, dinanzi al rischio di far scorrere il sangue nel proprio paese, ha preso la via della ritirata. Di Gheddafi penso il peggio possibile. Ma credo che più di quello che penso io, sia importante quello che pensano e che vogliono i libici in questo momento.
Il mondo occidentale non può intervenire nella sovranità di uno stato? E da quando? E fino ad ora cosa si è fatto in giro per il mondo? Cosa si sta facendo in Afghanistan, tanto per fare un esempio? Cosa si è fatto in Iraq? A meno che non sia il momento dei due pesi e delle due misure, allora ok, basta saperlo e tutti zitti e mosca.
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