Quando la politica sfratta gli anziani...



Se una casa di riposo per anziani diventa terreno di scontro politico, credo che ci sia davvero poco da aggiungere, sulle parti che giocano il match e sulla maniera di intendere il servizio alla comunità.
A Monopoli lasciti di antiche famiglie nobiliari sensibili ai temi sociali hanno nei secoli determinato l'immenso patrimonio dell'ex IPRAB, attuale ASP Romanelli-Palmieri: un patrimonio che oggi viene stimato prudenzialmente in 50mln di euro. Mi chiedo come possa un patrimonio immobiliare di questa entità non generare reddito tale da sostenere l'unica attività dell'ente, e cioé il mantenimento della Casa di riposo Romanelli. Una spiegazione c'è, ma tutti fanno finta di non vederla: l'IPRAB è sempre stato terreno di conquista dei partiti, ente di lottizzazione politica, tetta da succhiare se non sul piano economico (e sarebbe da dimostrare) almeno sotto il profilo elettorale.
E quindi sarebbe utile scoprire con quali criteri i contratti di locazione degli immobili sono stati sottoscritti, se i beneficiari fossero nelle condizioni economiche e finanziare per sostenere i canoni, se vi fossero le normali tutele dei contratti di locazione che in caso di morosità permettessero sfratti esecutivi e, laddove gli stessi fossero stati emessi, di comprendere il perché di una totale inconcludenza degli atti. Non sarà che si è usato il patrimonio pubblico dell'ente per favorire i propri elettori o quelli degli amici? Dico in tutte le ere geologice e politiche, tanto chi sa di non averlo fatto non si scandalizzerà, non mi chiamerà in querela. Per l'ente sono anche passate persone a modo, ma son durate poco e son finite male.
Oggi il braccio di ferro si gioca tra gli Enti preposti e un CdA dimissionario, tra i lavoratori che scoprono di non avere le tutele tipiche dei lavoratori dipendenti (mobilità, cassa integrazione ecc) e la Cooperativa che gestisce il servizio abbondantemente in credito e, giustamente, senza l'intenzione di continuare a finanziare l'attività istituzionale dell'ASP: in tutto questo gli atteggiamenti sono tre, principalmente. C'è chi alza la voce, perché chi si deve riconoscere nel suo operato per questioni di rappresentanza, lo applauda, lo elogi, sbrodolando improperi sugli altri attori, in maniera sterile e priva di obiettivi.
C'è chi si difende e para i colpi: ammette di non aver potuto/saputo fare i passi giusti al momento giusto, di non aver potuto/saputo prendere la questione di petto.
Ci sono poi gli attori silenziosi che, come nel proverbio cinese, aspettano sulla riva del fiume che passi il cadavere del nemico, infischiandosene del fatto che decisioni o mancate decisioni in questo momento, oltre alla morte del nemico, producono la defenestrazione di 28 persone, anziani, quelli che la propaganda di regime definisce tesoro della società, in termini di conoscenza e di esperienza, ma che, di riffa o di raffa, in questa vicenda la prendono in saccoccia senza appello.
Non so dire quale sia l'obiettivo di tutti, ma mi viene di pensare che la vendita degli immobili sia un business più interessante di 28 anziani da accudire, seguire, sostenere giorno per giorno e che far saltare tutto, in questo momento, potrebbe aprire spazi alla collocazione di persone malleabili alle sirene del business nella gestione delle indispensabili vendite per portare moneta in cassa.
Per cui, abbandonando il proposito di affidarmi al buonsenso delle persone che, specie se dipendono o governano organismi legati alle logiche della politica, tutto fanno tranne il bene comune, mi affido alla Provvidenza, che illumini la scelta dell'Assessorato Regionale sul nuovo Commissario dell'ente. Mettiamoci uno/a che faccia le pulci, meglio se non monopolitano/a, ma che abbia una certa esperienza nel tirare fuori le porcate finanziarie dai documenti e facciamo emergere il marcio, perché la sospensione sia davvero tale e non un modo diverso di chiamare la chiusura.

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