Se un quorum può cambiare il paese....
La gara alle dichiarazioni da parte di segretari di partito che, nella scorsa estate, invitavano a star buoni, stavano tranquilli a "pettinare le bambole" mentre associazioni, movimenti e alcuni partiti - tra cui Idv e Sel - si smazzavano sul territorio per raccogliere le firme da depositare per i referendum, è iniziata.
Sentir dire da loro, oggi, che i temi erano importanti, che il governo attuale viaggia su binari diversi ed opposti rispetto a quelli del paese, sinceramente, mi fa venire il sangue alla testa. Oggi sale sul carro della partecipazione democratica chi rideva dei comitati per la difesa dell'acqua, chi derideva gli attivisti di idv e di sel che trasporavano banchetti e moduli di firme da una parte all'alta dello stivale; chi ieri rideva, oggi sorride pensando di appropriarsi di un lavoro fatto non dai simboli, non dalle strutture, ma dalla gente.
Bersani, Casini, Fini e le rispettive strutture, la scorsa estate erano al mare. Oggi gridano alla vittoria; una vittoria che non è, ne deve, essere politica, ma del buonsenso di chi, come molti, è andato a votare sulla base di una motivazione, perché - come spesso molti hanno detto - "a prescindere dalle valutazioni tecniche che non ero in grado di capire, non mi fido a lasciare cose così delicate nelle mani di altri senza un controllo dello Stato". Costoro, tra cui io, non sono in grado di snocciolare costi o statistiche sui costi dell'acqua, sui rischi del nucleare, su quello che può succedere, su chi ha ragione e chi ha torto.
Ho votato per il si sperando di fare dell'Italia un paese migliore, non per toglierlo a Berlusconi e darlo a Bersani. Ho votato per il si per dire a tutta la politica che non mi fido delle gestioni affidate agli amici e agli amici degli amici; ho votato per il si perché finisca la vergogna di una partito che ha invitato a lasciare le schede sull'acqua perché il suo segretario nazionale ha legami con famiglie che nel business dell'acqua ci sono già da tempo.
Molti italiani hanno votato non volendo dare una connotazione politica a questo voto che, parimenti, rimane nelle cose e nei numeri di questo spoglio, oltre che negli atteggiamenti di cariche delle stato che hanno deliberatamente tentato di minare il raggiungimento del quorum attraverso uscite pubbliche a urne ancora aperte. Io non sono andato a votare per mandare a casa Berlusconi: sono andato a votare perché credo nell'acqua come bene primario per la vita da sottrarre, negli aspetti biecamente speculativi, alle logiche affaristiche. Sono andato a votare perché credo che esistano altre maniere per generare energia, per farlo in maniera pulita, per farlo in maniera razionale. Sono andato a votare perché non voglio le centrali nucleari e vorrei che finalmente la politica capisse che le scelte energetiche non possono essere fatte alle spalle dei cittadini e dell'ambiente: anche quando si tratta di fotovoltaico ed eolico.
Sono andato a votare si perché mi hanno insegnato che l'esempio è la migliore scuola di vita e quindi ritengo che, prima di ogni cittadino, i riferimenti delle istituzioni debbano mostrare rispetto per la legge e per chi la rappresenta. Come pure credo che la legge e i suoi rappresentanti debbano ritrovare l'essenza stessa del proprio ruolo, cercando di rigenerare il rapporto con gli altri poteri dello stato.
Sono convinto che un quorum raggiunto possa davvero cambiare il paese, ma non togliendo Berlusconi e mettendone un altro senza che si capisca un concetto essenziale: siamo stanchi, a tutti i livelli nazionali e locali, di esser considerati come sudditi sciocchi buoni per il voto e nient'altro.
Vorrei che cominciasse davvero uno scambio diretto con chi ci rappresenta, che avvertano il fiato sul collo, che si rendano conto di essere controllati, di esser braccati, che non si lasci loro scampo. Un quorum può cambiare il paese, ma certamente non con un semplice cambio di pedine. Può iniziare una rivoluzione culturale.
Speriamo che sia la volta buona.
Sentir dire da loro, oggi, che i temi erano importanti, che il governo attuale viaggia su binari diversi ed opposti rispetto a quelli del paese, sinceramente, mi fa venire il sangue alla testa. Oggi sale sul carro della partecipazione democratica chi rideva dei comitati per la difesa dell'acqua, chi derideva gli attivisti di idv e di sel che trasporavano banchetti e moduli di firme da una parte all'alta dello stivale; chi ieri rideva, oggi sorride pensando di appropriarsi di un lavoro fatto non dai simboli, non dalle strutture, ma dalla gente.
Bersani, Casini, Fini e le rispettive strutture, la scorsa estate erano al mare. Oggi gridano alla vittoria; una vittoria che non è, ne deve, essere politica, ma del buonsenso di chi, come molti, è andato a votare sulla base di una motivazione, perché - come spesso molti hanno detto - "a prescindere dalle valutazioni tecniche che non ero in grado di capire, non mi fido a lasciare cose così delicate nelle mani di altri senza un controllo dello Stato". Costoro, tra cui io, non sono in grado di snocciolare costi o statistiche sui costi dell'acqua, sui rischi del nucleare, su quello che può succedere, su chi ha ragione e chi ha torto.
Ho votato per il si sperando di fare dell'Italia un paese migliore, non per toglierlo a Berlusconi e darlo a Bersani. Ho votato per il si per dire a tutta la politica che non mi fido delle gestioni affidate agli amici e agli amici degli amici; ho votato per il si perché finisca la vergogna di una partito che ha invitato a lasciare le schede sull'acqua perché il suo segretario nazionale ha legami con famiglie che nel business dell'acqua ci sono già da tempo.
Molti italiani hanno votato non volendo dare una connotazione politica a questo voto che, parimenti, rimane nelle cose e nei numeri di questo spoglio, oltre che negli atteggiamenti di cariche delle stato che hanno deliberatamente tentato di minare il raggiungimento del quorum attraverso uscite pubbliche a urne ancora aperte. Io non sono andato a votare per mandare a casa Berlusconi: sono andato a votare perché credo nell'acqua come bene primario per la vita da sottrarre, negli aspetti biecamente speculativi, alle logiche affaristiche. Sono andato a votare perché credo che esistano altre maniere per generare energia, per farlo in maniera pulita, per farlo in maniera razionale. Sono andato a votare perché non voglio le centrali nucleari e vorrei che finalmente la politica capisse che le scelte energetiche non possono essere fatte alle spalle dei cittadini e dell'ambiente: anche quando si tratta di fotovoltaico ed eolico.
Sono andato a votare si perché mi hanno insegnato che l'esempio è la migliore scuola di vita e quindi ritengo che, prima di ogni cittadino, i riferimenti delle istituzioni debbano mostrare rispetto per la legge e per chi la rappresenta. Come pure credo che la legge e i suoi rappresentanti debbano ritrovare l'essenza stessa del proprio ruolo, cercando di rigenerare il rapporto con gli altri poteri dello stato.
Sono convinto che un quorum raggiunto possa davvero cambiare il paese, ma non togliendo Berlusconi e mettendone un altro senza che si capisca un concetto essenziale: siamo stanchi, a tutti i livelli nazionali e locali, di esser considerati come sudditi sciocchi buoni per il voto e nient'altro.
Vorrei che cominciasse davvero uno scambio diretto con chi ci rappresenta, che avvertano il fiato sul collo, che si rendano conto di essere controllati, di esser braccati, che non si lasci loro scampo. Un quorum può cambiare il paese, ma certamente non con un semplice cambio di pedine. Può iniziare una rivoluzione culturale.
Speriamo che sia la volta buona.
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