Chi non lavora, non fa... sciopero!
Quando andavo al liceo i miei docenti più volte hanno tentato di spiegarmi che noi studenti non potevamo scioperare: il concetto era talmente chiaro da essere schiacciante. Sciopera chi lavora, chi rinuncia ad ore lavorative (e quindi al salario connesso a quelle ore) per affermare rivendicazioni, per conquistare diritti. Lo sciopero è un processo delicato, doloroso, che non può essere proclamato a cuor leggero; da un lato il sacrificio dei lavoratori, dall'altro il disagio ed il pregiudizio economico dell'impresa/amministrazione che lo subisce dovrebbero indurre a farne uno strumento estremo, non una specie di giocattolo nelle mani di ragazzini viziati o, peggio, di gruppi affaristici e di potere.
In questi giorni il termine vien associato a due situazioni molto diverse tra loro. Da un lato la convocazione dello sciopero generale da parte della CGIL, il più grande dei sindacati confederali; dall'altra la pagliacciata di un gruppo di bambini viziati alimentati dalla smania, tutta italiana, di deificare chi gioca a pallone.
Sul primo dei due temi, il mondo sindacale in senso lato, io sono “agnostico”: non sono un compagno. Considero il sindacato una risorsa sprecata, una istituzione della nostra storia nazionale che, come molte cose italiane, rischia la deriva per la volontà di mantenere posizioni. La cosa grave è che spesso non si tratta di posizioni concettuali, di punti d'onore dei lavoratori: più spesso la partita si gioca sul piano della comunicazione, dell'immagine, della prossimità tra mondo sindacale (che si alimenta di trattenute sulla busta paga dei lavoratori) e politica. Come molti soggetti di rappresentanza anche il sindacato italiano soffre di una crisi di identità, di uno scollamento con la base che dovrebbe rappresentare: i simboli, a tutti i livelli, tendono a fagocitare gli obiettivi di partenza a favore dell'esistenza degli stessi.
Sul secondo tema, quello del calcio, sono completamente, convintamente e coscientemente “ateo”: non ho mai seguito il calcio; per due anni ho collezionato le figurine panini per emulare amici, per non sentirmi escluso continuando a non capire la differenza di valore tra la figurina di Platini e quella di Scirea. Facevo finta di essere juventino per evitare di essere escluso dalle discussioni dei miei coetanei il lunedì mattina: ma non ci sono proprio riuscito ad amarlo e seguirlo. Ad un certo punto ho deciso di abbandonare e mi sono convinto che il calcio non fa per me. Ma, ahimé, nonostante tutto non è completamente uscito dalla mia vita: a tutti i livelli e con diversi ingressi non desiderati, ha continuato a incrociare la mia strada. Dal traffico vicino casa in occasione delle partite, ai contributi pagati alla squadra locale con i soldi (anche) delle mie tasse, per non parlare alla onnipresenza di calcio in ogni dove, dalla televisione al cellulare. Penso perfino alle serate, non poche, passate a parlare con chi fa finta di ascoltarti, ti fissa con attenzione, mentre sei in pizzeria ed invece guarda la televisione alle tue spalle seguendo la partita.
Mi sono convito che, quindi, nonostante il mio ateismo calcistico, qualcosa posso dirla anche io: non voglio essere scontato, non farò riferimento a chi non arriva a fine mese o si fa il mazzo per portare il pane a casa. Sono solo immagini usate per fare senso comune, esistenzialismo spicciolo e privo di sostanza. La verità, nuda e cruda, è che il mostro lo ha creato il nostro paese, lo hanno creato gli stessi italiani: quelli che sbavano dinanzi alla domenica sportiva, che, negli anni, si sono fatti installare prima la parabole e poi il digitale terrestre con abbonamento per seguire le debordandi partite domenicali che ammorbano l'etere ad ogni ora; quelli che affollano gli stadi e, dimenticandosi di essere ad un evento sportivo, danno sfogo alle proprie frustrazioni settimanali alimentando il lato peggiore di sé; quelli che.... ma si, quelli che il calcio!!!
Allora la colpa è di quello sfigato che fa le trattative per i calciatori? O di quel dead man walking delegato dalla Federcalcio a discutere i termini della questione? No, scusate, la colpa è degli italiani. I figli viziati sono il capolavoro dei genitori!!!
Su una cosa però, giacché il livello del calciatore medio è abbastanza desolante sul piano dei contenuti, spiegategli che per scioperare devono rinunciare a qualcosa, in termini economici, e che, soprattutto, devono lavorare. Loro non lo fanno!!!
In questi giorni il termine vien associato a due situazioni molto diverse tra loro. Da un lato la convocazione dello sciopero generale da parte della CGIL, il più grande dei sindacati confederali; dall'altra la pagliacciata di un gruppo di bambini viziati alimentati dalla smania, tutta italiana, di deificare chi gioca a pallone.
Sul primo dei due temi, il mondo sindacale in senso lato, io sono “agnostico”: non sono un compagno. Considero il sindacato una risorsa sprecata, una istituzione della nostra storia nazionale che, come molte cose italiane, rischia la deriva per la volontà di mantenere posizioni. La cosa grave è che spesso non si tratta di posizioni concettuali, di punti d'onore dei lavoratori: più spesso la partita si gioca sul piano della comunicazione, dell'immagine, della prossimità tra mondo sindacale (che si alimenta di trattenute sulla busta paga dei lavoratori) e politica. Come molti soggetti di rappresentanza anche il sindacato italiano soffre di una crisi di identità, di uno scollamento con la base che dovrebbe rappresentare: i simboli, a tutti i livelli, tendono a fagocitare gli obiettivi di partenza a favore dell'esistenza degli stessi.
Sul secondo tema, quello del calcio, sono completamente, convintamente e coscientemente “ateo”: non ho mai seguito il calcio; per due anni ho collezionato le figurine panini per emulare amici, per non sentirmi escluso continuando a non capire la differenza di valore tra la figurina di Platini e quella di Scirea. Facevo finta di essere juventino per evitare di essere escluso dalle discussioni dei miei coetanei il lunedì mattina: ma non ci sono proprio riuscito ad amarlo e seguirlo. Ad un certo punto ho deciso di abbandonare e mi sono convinto che il calcio non fa per me. Ma, ahimé, nonostante tutto non è completamente uscito dalla mia vita: a tutti i livelli e con diversi ingressi non desiderati, ha continuato a incrociare la mia strada. Dal traffico vicino casa in occasione delle partite, ai contributi pagati alla squadra locale con i soldi (anche) delle mie tasse, per non parlare alla onnipresenza di calcio in ogni dove, dalla televisione al cellulare. Penso perfino alle serate, non poche, passate a parlare con chi fa finta di ascoltarti, ti fissa con attenzione, mentre sei in pizzeria ed invece guarda la televisione alle tue spalle seguendo la partita.
Mi sono convito che, quindi, nonostante il mio ateismo calcistico, qualcosa posso dirla anche io: non voglio essere scontato, non farò riferimento a chi non arriva a fine mese o si fa il mazzo per portare il pane a casa. Sono solo immagini usate per fare senso comune, esistenzialismo spicciolo e privo di sostanza. La verità, nuda e cruda, è che il mostro lo ha creato il nostro paese, lo hanno creato gli stessi italiani: quelli che sbavano dinanzi alla domenica sportiva, che, negli anni, si sono fatti installare prima la parabole e poi il digitale terrestre con abbonamento per seguire le debordandi partite domenicali che ammorbano l'etere ad ogni ora; quelli che affollano gli stadi e, dimenticandosi di essere ad un evento sportivo, danno sfogo alle proprie frustrazioni settimanali alimentando il lato peggiore di sé; quelli che.... ma si, quelli che il calcio!!!
Allora la colpa è di quello sfigato che fa le trattative per i calciatori? O di quel dead man walking delegato dalla Federcalcio a discutere i termini della questione? No, scusate, la colpa è degli italiani. I figli viziati sono il capolavoro dei genitori!!!
Su una cosa però, giacché il livello del calciatore medio è abbastanza desolante sul piano dei contenuti, spiegategli che per scioperare devono rinunciare a qualcosa, in termini economici, e che, soprattutto, devono lavorare. Loro non lo fanno!!!
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