Dalla mortadella all'alleluia di Handel

La diversità nella forma non cambia, a mio parere, la sostanza. Rispetto alla scelta scenografica del deputato catanese Nino Strano (omen nomen) di stappare spumante e addentare una fetta di mortadella al termine della votazione che sfiduciò il governo Prodi (a seguito delle vicissitudini giudiziarie della famiglia Mastella) che diventa, nel 2011, il canto liberatorio dell'Alleluia di Handel dinanzi al Quirinale ha soltanto un vestito migliore, la differenza è solo di forma, non di sostanza. Di fatto rimane un sinistro modo di festeggiare la sconfitta non di Berlusconi ma del paese intero.
Ripeto un volta di più di non essere mai stato un suo ammiratore, né tanto meno elettore; ciononostante rimarco un concetto che vedo serpeggiare e che in pochi hanno avuto il coraggio di dire apertamente: la cura è peggio della malattia. L'on. Fabrizio Cicchitto nel suo intervento precedente alla votazione sulla legge di stabilità dello stato lo ha detto chiaramente che la sinistra italiana ha dovuto avere l'aiuto dei mercati finanziari per battere Berlusconi e, questo lo aggiungo io, storicamente i rapporti tra sinistra e finanza hanno sempre portato a tremende catastrofi. Politiche ma non solo.
Dico che la cura è peggio della malattia perché il Governo che si profila all'orizzonte, fatto di tecnici, non sarà mai un governo libero dai condizionamenti dei partiti, anzi. Peggio che nel caso di un governo democraticamente eletto e sostenuto dalla propria maggioranza, rischia di dover elemosinare sostegni ogni volta e di divenire ostaggio di ricatti continui. Fino al momento in cui si sentirà odore di elezioni e tutti scapperanno dal sostegno a Monti, come i topi da una nave che affonda, perché il proprio partito e la propria faccia non siano associati nella mente dell'elettore ad un governo di lacrime e sangue.
Mi sia concesso anche di dire una cosa sui "parenti alla lontana d'oltralpe": il braccio di ferro tra Francia e Germania per diventare i padroni "economici" dell'intera Europa ha determinato la catastrofe in Grecia. Oggi tentano lo stesso gioco con l'Italia? E noi festeggiamo? Non lo condivido.
Su una cosa tutti i commentatori sono in piena sintonia e cioé che la discesa in campo di Berlusconi in qualche maniera abbia modificato radicalmente il rapporto tra politica attiva e passiva. Un elemento talmente chiaro da apparire scontato: eppure non condivido il punto di vista di chi demonizza questo processo esasperandolo sino a ritenere che il presidente dimissionato sia la causa ultima della situazione italiana. Certamente vi ha contribuito, come decine di governi dal dopoguerra in poi.
In una carriera, politica ed imprenditoriale, ha avuto - questo si - la sfiga di vincere le elezioni nel 2008, quando si cominciava a sentire la puzza di bruciato di una situazione internazionale che, inevitabilmente, avrebbe travolto anche il nostro paese.
Facce credibili, soprattutto in quel centrosinistra che oggi vuol apparire diverso e migliore dal berlusconismo, ne vedo davvero pochissime. Soprattutto fa scandalo nella mia testa che si festeggi l'aver concesso che i mercati dettassero la linea politica, i tempi di una crisi, la velocità di concessione di un nuovo mandato a formare il governo. Senza poi contare l'indicazione, quasi da televoto, di una figura come premier a tempo. Paradossalmente il più evidente riflesso dell'età berlusconiana si legge proprio in questa attenzione internazionale (una sorta di Grande Fratello globale con le telecamere nei palazzi delle nostre istituzioni nazionali), filtrata dalle piazze di contrattazione finanziaria, per i passaggi politici del nostro paese. Se non erro nel passato era la politica a prendere decisioni che poi avevano riflessi sui mercati.
In un momento in cui il complesso e fragile castello della finanza internazionale - non dell'economia si badi, perché dell'economia fanno parte anche gli agricoltori che producono beni di consumo primari - ha mostrato tutti i suoi limiti, la verticistica sperequazione a danno dei piccoli in una sorta di legge della giungla, ho la sensazione che ci stiamo prendendo un rischio molto forte. Soprattutto perché, di questo rischio, nessuno si assumerà le conseguenze. Il PDL dirà che c'è stato costretto dai mercati, la Lega dirà che non ha appoggiato Monti, il terzo polo dirà che aveva creduto che fosse per il bene dell'Italia, il PD dirà che l'obiettivo primario era mandare a casa Berlusconi, l'IdV si smarcherà sui provvedimenti che non riterrà coerenti con la propria linea salvo tornare in piazza contro la macelleria sociale e SEL tanto in parlamento non c'era. Alla fine della fiera, credete a me, la colpa sarà degli italiani, anche perché sempre gli italiani dovranno pagare.
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