La deresponsabilizzazione di chi ci ha condotti allo sfascio

Quando un sindaco perde la sua maggioranza in consiglio comunale o si dimette per altri motivi la prefettura competente nomina un commissario che svolgerà le funzioni di ordinaria amministrazione fino alle successive elezioni. Nelle bagattelle comunali spesso le motivazioni per cui un sindaco cade sono molto prosaiche e lontane anni luce da problematiche politiche che interessano la collettività: salvo rari casi in cui il commissariamento avviene per condizionamenti esterni all'attività del consiglio.
Ho la sensazione che sia accaduto lo stesso in questi mesi al nostro governo nazionale: a togliere le castagne dal fuoco ad una classe politica insignificante sul piano dello spessore e dei contenuti, a risolvere un impasse in cui tutti erano caduti sul piano istituzionale affaccendati in altre cose che non fossero gli interessi del paese, alla fine hanno tacitamente convenuto che fosse meglio sbolognare la patata bollente ad altri. Come è accaduto tempo addietro per il Governo Amato che tutti i pensionati di circa 70anni ricordano per essere stato quello che li ha costretti ad attendere altri due anni per raggiungere l'agognato traguardo, così accadrà per Monti.
Al professore (un altro professore, non bastava Prodi?) toccherà mettere le mani nelle tasche dei cittadini con una manovra che cresce di entità di giorno in giorno, sotto la schiavitù psicologica di Francia e Germania che fanno la voce grossa sparandosi posa da grandeur e che invece hanno il concreto timore di seguire a ruota (e neppure tanto tardi) i paesi che oggi sono a rischio default. L'unico motivo per cui Monti ha un suo valore, a mio modesto avviso, è la possibilità di giocarsi la sua esperienza in campo economico nel dibattito con gli altri leader europei (che sul tema sono al palo più o meno come i nostri politici, per cui alla fine che la sa più lunga rischia di gestire il gioco). Sul piano delle scelte, sinceramente, non vedo soluzioni nuove e, ad onor del vero, non era possibile aspettarsene dal momento che pochi sono gli elementi su cui si può intervenire. C'è da dire che su alcuni di essi non si metteranno le mani perché a votare i provvedimenti dovrà essere il parlamento, quindi difficilmente passerebbero provvedimenti che ledono i diritti acquisiti di professionisti dei palazzi che puntano a vitalizi ricchi e assicurati. Come se le pensioni e i contributi, il lavoro quotidiano dei dipendenti e delle piccole e medie imprese non fossero diritti acquisiti.
La verità, triste se vogliamo, è che - come dicono gli anziani che la sanno lunga - nessuno è interessato al bene comune, sono tutti molto più preoccupati della propria parabola personale nel panorama politico: per questo motivo non ci saranno grosse novità, i provvedimenti saranno esattamente gli stessi di 10 anni fa e le operazioni di facciata come il passaggio al sistema contributivo per i vitalizi dei parlamentari non servono neppure a salvare le apparenze.
Il principio del buon esempio non esiste, non ci dobbiamo stupire e non voglio dire che decurtare il vitalizio di 1000 parlamentare sia la panacea per i mali, seppure qualche milione di euro l'anno sia possibile recuperarlo anche da li (soprattutto se nel calderone delle revisioni si cominciano a mettere le mani nelle tasche di chi percepisce migliaia di euro e li beccherà vita natural durante. E per chi fa il parlamentare la vita, grazie a Dio, è abbastanza lunga. Ciascun parlamentare che ha cominciato ad intascare il suo vitalizio a 46 anni e lo percepisce per i 30 anni successivi costa un milione di euro ai bilanci dello stato a fronte di un investimento (per i contributi figurativi) di circa 60mila euro.
Non dico che prendere il 10% da questi vitalizi salverebbe i bilanci dello stato ma quanto meno renderebbe meno immorale la vita di chi, alla faccia di lavoratori che per 40 anni hanno lavorato per una pensione che sfiora i mille euro/mese, si crogiola del suo vitalizio e del fatto (giuro l'ho sentito dire davvero ad un ex parlamentare intervistato in tv) è giusto che un rappresentante istituzionale conservi un dignitoso tenore di vita anche dopo il mandato. Lavorare no?
A questi personaggi (per carità non tutti, qualcuno che non ha preso l'aria della masseria c'è ancora ma più restano a Roma e più aumenta il rischio di adeguarsi) i mercati internazionali, la Merkel e Sarkozy hanno dato l'alibi per defilarsi e passare la palla per fare esplodere la situazione in mano ad altri e ripresentarsi alle prossime elezioni con la faccia immacolata a richiedere il voto.
Come accadde per il Governo amato, così sarà per Monti: il seggio in Senato in aggiunta alle sue molteplici attività professionali in Italia e all'estero è stato il boccone avvelenato con cui gli si è dato l'incarico di fare quello che nessun governo politico (pena la morte elettorale) può fare per poi tornare alla sua vita, avendo incassato come indennizzo per danni "morali e materiali" all'immagine personale lo scranno a Palazzo Madama. Mi sbaglio?
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