La retorica del dì di festa
Per oltre 15 anni ho lavorato quando i miei coetanei facevano vacanza, festeggiavano, uscivano: estati, weekend, feste comandate. Non ci crederete, sono sopravvissuto. Ah, per chiarirlo. Non erano servizi essenziali o salvavita, erano bar o ristoranti quelli in cui lavoravo. Per definizione, quindi, eravamo (e lo sono anche adesso gli operatori di quel settore) figli di un dio minore, votati al sacrificio della famiglia, degli affetti e del divertimento. Ho scoperto oggi che questo sfascia le famiglie: tanto meglio, io all'epoca una famiglia (nel senso di moglie e figli, perché padre, madre e sorella ce li avevo anche allora) non l'avevo. Eppure mi vengono in mente alcune domande. In primo luogo: se il problema è stare con le famiglie, allora blocchiamo tutto? Perché le famiglie ce le hanno anche quelli che svolgono, in silenzio e con dedizione, migliaia di lavori che ci assicurano sicurezza, salute, servizi essenziali ma anche, più prosaicamente, il pane fresco quotidi...