La retorica del dì di festa
Per oltre 15 anni ho lavorato quando i miei coetanei facevano vacanza, festeggiavano, uscivano: estati, weekend, feste comandate. Non ci crederete, sono sopravvissuto. Ah, per chiarirlo. Non erano servizi essenziali o salvavita, erano bar o ristoranti quelli in cui lavoravo. Per definizione, quindi, eravamo (e lo sono anche adesso gli operatori di quel settore) figli di un dio minore, votati al sacrificio della famiglia, degli affetti e del divertimento.
Ho scoperto oggi che questo sfascia le famiglie: tanto meglio, io all'epoca una famiglia (nel senso di moglie e figli, perché padre, madre e sorella ce li avevo anche allora) non l'avevo.
Eppure mi vengono in mente alcune domande.In primo luogo: se il problema è stare con le famiglie, allora blocchiamo tutto? Perché le famiglie ce le hanno anche quelli che svolgono, in silenzio e con dedizione, migliaia di lavori che ci assicurano sicurezza, salute, servizi essenziali ma anche, più prosaicamente, il pane fresco quotidiano a cui non sappiamo rinunciare. Già, perché ho scoperto che i fornai lavorano di notte e per avere il pane a Natale e a Pasqua non possono andare alla veglia come tutti noi buoni cristiani. Senza contare che sono costretti ad abbandonare il letto coniugale di notte. Come fanno, del resto, tanti lavoratori abituati, direi quasi assuefatti, al lavoro su turni e notturno.
Qui arriva il secondo quesito: forse allora la questione è invece di diritti dei lavoratori? Certamente lo è, vista l'attenzione che rivolgono alla questione i sindacati (dei lavoratori). Quindi, mi sembra di capire, non è (soltanto) che i lavoratori vogliano stare a casa, in famiglia, la domenica, no. Il tema qui è che per lavorare di domenica mi deve essere riconosciuta l'indennità per il lavoro festivo, un turno di riposo aggiuntivo e compagnia cantante. Giustissimo. Quindi i sindacati riconoscono di non essere in grado di lottare per i diritti negati dei lavoratori derivanti dall'impegno domenicale e festivo e fanno quadrato con organizzazioni degli esercenti e altri sindacati (dei commercianti) per ottenere che anche la Gdo, nelle domeniche e nei festivi, rimanga chiusa.
A questo punto interviene il terzo quesito. Non so come mai mi viene in mente la locuzione "eterogenesi dei fini". Perché le associazioni di categoria dei commercianti e i sindacati di categoria conducono questa battaglia al fianco dei sindacati dei lavoratori? Deve essere una battaglia giusta allora, direi quasi sacrosanta. E certamente il diavolo si annida nella grande distribuzione. Ne sono sicuro. Eppure queste eterogenesi... Cioè, insomma, mi suggerisce che commercianti ed esercenti conducano questa battaglia perché ritengono sleale la concorrenza della GDO che rimane aperta la domenica, che le grandi catene ammazzano il piccolo commercio, oltre ad affamare i lavoratori. Sebbene qui, su questo punto, mi venga il dubbio che neppure i piccoli esercenti e i commercianti, a parte i casi illuminati e specchiati che pure ci sono, siano completamente scevri da mezzucci e trucchetti per limare i diritti dei propri lavoratori. Per necessità, si dirà, perché lo Stato falcidia i guadagni e sono costretti. Ma tant'è. Comunque, in ogni caso, non par vero ai piccoli commercianti e agli esercenti mettere i bastoni tra le ruote ai grandi gruppi. E quindi l'armata è partita.
Infine l'ultima domanda. Che fa la politica? Segue i trend topic. Per carità fino all'altro ieri inseguiva il consenso elettorale puro, quindi nessuna novità e nessuno scandalo. Francamente però l'ipotesi di chiusura rimane una sconfitta per tutti. E' una sconfitta per i lavoratori convinti che la chiusura domenicale sarà una vittoria ed invece è soltanto la conferma che non hanno più rappresentanza, non hanno voce in capitolo, non possono più pesare sul tavolo della trattativa perché i sindacati (anch'essi sconfitti dall'ipotesi dell'approvazione di una chiusura domenica per decreto) scelgono di non misurarsi nel dibattito che punti ad una maggior tutela dei lavoratori. Sarà certamene una sconfitta per la grande distribuzione che, non so dire se molto o poco, vedrà contrarre il proprio volume di affari e, di riffa o di raffa, dovrà riorganizzare il proprio business anche in termini di forza lavoro. Infine, ma loro non lo sanno, sarà una sconfitta per i commercianti e gli esercenti: in primo luogo perché lungi dal pensare al futuro e pensarsi in esso proiettati con il proprio business tornano al medioevo dello "ius domenicale", senza neppure preoccuparsi di competere, lottare, ridisegnare e reinventarsi (salvo le già citate illuminate eccezioni), puntare su qualità e servizi che i big neppure si sognano, scelgono di gareggiare in maniera lobbistica. Lecita per carità ma poco lungimirante a mio modesto avviso. Infine rimarranno sconfitti perché mentre lottano il nemico-non-nemico visibile della GDO sul tema delle domeniche e dei festivi, rimarranno sconfitti dai nemici invisibili e impalpabili degli acquisti online. Ah, ovviamente sarà una sconfitta per la politica. Ma a questo siamo abituati. Perché, almeno nella teoria da manuale, la politica dovrebbe proporre soluzioni possibili a lungo termine contemperando le esigenze dei vari attori in campo. Le migliori soluzioni possibili. Nei manuali, quelli di teoria.

Commenti