L'arbitro che aiuta la squadra....
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| Foto da Liberoquotidiano.it |
Due minuti dopo ho aperto un sito di informazione: elezioni in Sardegna, testa a testa, altri dietro. Nessuno perde, tutti vincono, solo uno governerà.
In basso mi balza all'occhio una notizia: SALVINI ROMPE PER DUE VOLTE IL SILENZIO ELETTORALE. “MA LA VIOLAZIONE NON PUÒ ESSERE SANZIONATA".
Non è la prima volta che accade: lo stesso Ministro dell'interno, in un'altra occasione e con lo stesso mezzo, aveva twittato a urne aperte "Buon voto, se alla lega è meglio!"
Vorrei sorvolare sull'inopportunità che il responsabile del Viminale (che è proprio il ministero che organizza, gestisce e vigila sulle consultazioni elettorali) tenga in spregio le norme che fissano un silenzio nelle ore immediatamente precedenti all'apertura dei seggi e fino alla loro chiusura; vorrei anche evitare di commentare il fatto che un esponente del Governo nazionale sfrutti all'uopo un vulnus della legge sulla par condicio, concepita in un'epoca in cui i social network non erano neppure in programma e pensata per tutelare la serenità delle consultazioni sulla base di un silenzio imposto a strumenti di comunicazione e informazione che oggi rappresentano solo una parte (forse anche minoritaria) del sistema complessivo.
Ed evito certamente di dire la mia sul Ministro, sul suo modo di porre le questioni e su quello che sta accadendo nel nostro Paese.
Una cosa però non riesco proprio a non pensarla: nessun si scandalizza. Nessun ritiene che sia un fatto grave, nessun si straccia le vesti per il pestaggio delle regole, per un uso strumentale del ruolo istituzionale. Chi c'era prima le usava per rubare, cosa vuoi che sia? E' una delle obiezioni che mi frullano in testa. Una di quelle che certamente emergerebbe se qualcuno alzasse la voce alla volta di Salvini per fargli notare che non era appropriato. Ma se ne fregherebbe. Quindi inutile pure provarci.
Quello che mi scandalizza veramente è che cospirazioni, dietrologie, lese maestà appartengono più al mondo del calcio che a quello della politica; che noi italiani ci scaldiamo più per un rigore non dato, per una svista (che sia in malafede o meno) dell'arbitro che penalizza la nostra squadra e non di una istituzione calpestata malamente e senza ritegno.
Ve lo immaginate un arbitro che, durante la partita che dirige, si ferma e dice: "ragazzi, mi spiace, ma la Juve è troppo forte, quindi va sostenuta!"
Sarebbe stata la rivoluzione: di antijuventini, di sportivi, di semplici appassionati, di commentatori e giornalisti.
Se accade in politica, durante una elezione, basta un trafiletto.
Abbiamo proprio quello che ci meritiamo!

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