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Visualizzazione dei post da luglio, 2008

Un colorante per curare l'Alzheimer!

Nella battaglia contro l’Alzheimer la Gran Bretagna segna un punto importante. La nuova speranza per i malati affetti dalla sindrome di demenza acuta si chiama Rember, una rivoluzionaria medicina messa a punto dalla TauRx Therapeutics e testata dai ricercatori dell’università di Aberdeen, Scozia. Presentata a Chicago nell’ambito della Conferenza Internazionale sull’Alzheimer, la sostanza - provata su 321 pazienti - ha dimostrato, paragonata ad altri trattamenti, di poter ridurre di oltre 80 punti percentuali la progressione della malattia. Nonostante la terapia messa appunto dagli scienziati britannici non faccia regredire il male ma lo stabilizzi, «Rember» appare come la scoperta più importante dal 1907, anno in cui lo psichiatra tedesco Alois Alzheimer individuò il morbo che porta il suo nome. Se i test necessari a rendere commerciabile la «pillola delle meraviglie» avranno successo, Rember potrebbe raggiungere il mercato già nel 2012. «È la prima volta che una medicina si dimostra e...

2010: odissea di un senzatetto.

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Nel 2010, ministero del Welfare, Caritas e associazioni di volontariato, avranno completato il primo rapporto sui senzatetto in Italia. Nella coincidenza dell'anno europeo per la povertà. La notizia, apparsa qualche giorno fa su un quotidiano nazionale (Il Corriere della Sera) mi ha risvegliato due ricordi: uno abbastanza lontano nel tempo, quando in una rubrica radiofonica che curavo con l'amico Vincenzo Bellini, venni a conoscenza di una storia. Quella di Mimì, un homless di Bari, bruciato vivo su una panchina di Piazza Umberto. Erano gli anni '70, per disinfestare la città, le cronache raccontano che sia stato arso vivo in piazza Umberto, quando un barbone, quello che oggi chiamiamo clochard sperando che il termine lo renda più lontano, meno crudo, era un fatto eccezionale. Ricordo le note, di un reggae melanconico scritto dai Suoni Mudù. Ricordo l'immagine nella mia mente di un uomo che brucia nel centro di Bari, perché sia fatta pulizia. Poi un ricordo più recente:...

Delle parole siamo responsabili verso gli uomini, dei silenzio dinanzi a Dio.

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Non me ne vorrà don Stefano Rocca, parroco di Ugento, se utililizzo una sua frase, per stessa ammissione del curato, migliore sintesi di quello che gli ugentini sentono in questo momento rispetto al tragico caso di Peppino Basile. Non nascondo la commozinoe provata dinanzi alla porta della sua abitazione, ancora bloccata dai sigilli della magistratura che indaga; ancora ben visibile la brecciolina usata per coprire le copiose tracce di sangue, fuoriuscito dalle 19 ferite da arma da taglio che hanno tolto la vita a Peppino. Non posso fare a meno di ricordare il nodo alla gola provato nello scorrere le immagini del cortometraggio praparato dagli organizzatori della fiaccolata dell'altra sera; il parallelismo con la morte di MAssimo Decimo Meridio, nel colossal Il Gladiatore, associato alla morte, solitaria, notturna di Peppino, per mano di uno o più, vigliacchi omicidi. Il punto di raccolta dei partecipanti alla fiaccolata aveva l'aria di una cosa atipica, di un momento di confro...

La scomunica per eutanasia.

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In questi ultimi giorni mi sono confrontato con situazioni difficili, di quelle che – quando te le trovi tra capo e collo – di tolgono il respiro e ti condizionano la vita. Fatalmente il tutto accade in concomitanza con l’esplodere del caso di Eluana Englaro, da 16 anni in coma vegetativo. Non è formalmente dipendete da una macchina per la vita, ma viene nutrita con un sondino, perché la sua vita si è congelata con l’incidente che le procurò lo stato attuale. Non so dimostrare che non si tratti di eutanasia: non credo che la disquisizione sui termini permetta una lettura più dolce o più facile della situazione. Ma voglio pensare al dramma di quel padre che per strazio, sfinimento, stanchezza chiede che la sua Eluana possa staccarsi definitivamente dal filo che la tiene appesa alla vita. Dimostrare, come se fosse un teorema matematico che sia vita oppure no, non mi interessa, ma sento una sottile empatia per quel dramma familiare. Per quella famiglia che si è sfasciata nello stesso inci...

Stampa cattolica e politica.

Personalmente non seguo molto la stampa cattolica, per una serie di ragioni. Pur essendo cattolico ho sempre reputato la stampa dichiaratamente cattolica, o, a maggior ragione, di proprietà di enti ecclesiali, come una sorte di cassa di risonanza di un sistema nozionistico standardizzato. Non che questo non accada per le altre testate, non che altri editori siano più elastici in questo senso, tuttavia, mi sembra che le esperienze iluminate di comunicazione cattolica non siano tante. Molte di essere si limitano ad essere un megafono. E' vero - mi si passi la parentesi emotiva - che il pontificato di Giovanni Paolo II, prima ancora che sul piano teologico e pastorale, ha fatto fare alla Chiesa un viaggio alla velocità della luce, in termini di Comunicazione. Viaggio che - ad onor del vero era stato avviato da Giovanni XXIII (col discorso radiofonico ai capi di stato per la famosa Crisi di Cuba). Esistono inprese editoriali che meritano rispetto, per la serietà e l'impostazione. N...